martedì 11 novembre 2014

Non tutte le analogie riescono col buco

Una delle analogie più false, ma ciò nonostante diffusa dai mezzi di informazione, è quella secondo cui lo "Stato è come una famiglia". Questa analogia è totalmente falsa, sempre comunque e a prescindere (come direbbe Totò), ma non è facile farlo capire alle anime semplici e candide.

Si tratta, infatti, di un'analogia rassicurante, e non deve sorprendere il fatto che essa abbia tanta presa tra i più umili (intellettualmente parlando, ovviamente). Quello che mi sconcerta, però, è il fatto che tale analogia sia considerata valida anche in ambienti, se si vuole, "più raffinati", per capirci quei giri di intellettualoidi di provincia (ma anche di città) dove l'enunciato "il tutto è più della somma delle parti" è considerato un'acquisizione pacifica. Ma come? Il tutto è più della somma delle parti.... e poi ce la menate con la storia che il tutto (cioè lo Stato) è in relazione analogica con una delle sue parti (la famiglia)?

Vorrei invitare gli "analogici", per i quali il tutto è più della somma delle parti, e però credono che il tutto (lo Stato) sia come una grande famiglia (cioè una somma di famiglie), a seguirmi lungo un ragionamento rigoroso e pur tuttavia non difficile. Parliamo di economia, sebbene quanto dirò può ben applicarsi a molti altri ambiti della vita sociale.

Domando agli analogici: cos'è il risparmio per una famiglia? La risposta è semplice: il risparmio è costituito dalle risorse monetarie non utilizzate per consumi e investimenti. Dunque si risparmia quando non ci si diverte e quando non si investe, né per manutenzioni né per progettare nuove attività imprenditoriali per il futuro.

Ora domando agli analogici: cos'è il risparmio di uno Stato? E' mai possibile che, per uno Stato, il risparmio possa essere definito come "risorse monetarie non utilizzate", quando è lo Stato stesso che queste risorse le fabbrica a costo zero? Che vo' ddi'? Che ci sono il 42% dei giovani che non lavorano, cioè sono "risorse inutilizzate", perché lo Stato non può dargli un lavoro creando a costo zero le risorse monetarie che servono a pagargli gli stipendi? 

Lo Stato italiano sta risparmiando così? Lo capite quanto è fallace questa sciocca analogia dello Stato come una grande famiglia, cioè una somma di famiglie?

Il fatto è che è vero, assolutamente vero, che "il tutto è più della somma delle parti". Peccato che gli intellettualoidi di provincia, che questa cosa lo sanno... poi non riescano ad applicarla al più importante dei casi concreti. Forse gliela si deve ricordare:

Il tutto è più della somma delle parti... e dunque lo Stato è più della somma delle famiglie!


Il che implica che, mentre per una famiglia risparmiare significa spendere meno di quello che guadagna, per uno Stato risparmiare significa spendere più di quello che incassa con le tasse! E dunque essere in deficit!

Vi siete persi, lo so. Vi capisco; anch'io, quand'ero piddino, restavo stordito davanti a questa affermazione. Per capire bisogna fare un piccolo passo avanti. Bisogna cioè capire che uno Stato può emettere la moneta che le famiglie usano, mentre le famiglie usano la moneta che gli viene imposta dallo Stato. Già questa imponente (ripeto: IMPONENTE) asimmetria dovrebbe far riflettere, e far capire che l'idea che uno Stato possa essere considerato come una sommatoria di famiglie è semplicemente ridicola. Da questa asimmetria discende che, mentre per una singola famiglia arricchirsi significa risparmiare anno dopo anno, e dunque avere un bilancio strutturalmente in surplus, per uno Stato arricchirsi significa avere, anno dopo anno, tutte le risorse reali impegnate nel produrre ricchezza. Ma, per far ciò, il bilancio dello Stato deve essere in deficit!

Ma allora hanno ragione quelli che "basta austerità"?


Dico: ma vogliamo scherzare? Quando io scrivo Stato (notate la maiuscola e il grassetto) intendo un vero Stato, mica le entità amministrative previste dal trattato di Maastricht! Ovvio che uno Stato europeo potrebbe fare quello che ho appena detto, cioè spendere in deficit. Ma non possono farlo quelle entità amministrative che sono ormai gli ex Stati nazionali. Il minimo sindacale è una spesa a deficit di uno Stato europeo (che non c'è), con una Banca Centrale che risponda alla politica, cioè a un parlamento eletto per capita (una testa un voto). Quello che abbiamo, invece, è una BCE dove si vota per quote azionarie.

Io sto cercando di farlo capire ai piddini della mia città, Frosinone, talvolta anche a muso duro. Ma ho poche, pochissime speranze di avere successo. Vuol dire che, se non gli entra in testa, gli entrerà da qualche altra parte. Chissà, a qualcuno potrebbe andar bene così.

Invito i piddini di Frosinone ad ascoltare l'avv. Marco Mori. Magari lui riesce a farglielo entrare in testa. Per quanto mi riguarda... m'arendo (nun c'ariveno).

3 commenti:

  1. emmeemmettì, c'est la vie, c'est la vie,
    emmeemmettì, oh let me be oh set me freeeee!

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  2. Bravo, hai vinto l'egoarrotino d'oro.

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