lunedì 16 ottobre 2017

Sacrificio di pedone

La mossa del cavallo (clicca e leggi per capire) è un romanzo poliziesco di Andrea Camilleri, ambientato nella Sicilia del XIX secolo pubblicato nel 1999.

Giovanni Bovara, ispettore capo ai mulini di Montelusa, "un siciliano che parla genovese", è testimone dell'uccisione di un prete. Poche ore dopo aver reso la sua deposizione, viene arrestato e accusato proprio dell'omicidio denunciato. Questo drammatico rovesciamento dei ruoli costringe il protagonista a una mossa imprevista che spiazza l'avversario e infine gli salva la vita. 

"Bovara infatti pensa e sogna in lingua ligure e questo lo isola e lo immunizza dall'ambiente circostante. Nello stesso tempo tuttavia ciò gli impedisce di capire la trama dei rapporti criminali che viene intessuta su di lui.

«Mo...ro mo...ro cu...scinu... Fu... fu... moro... cuscinu»
«Vuole un cuscino?» gli spiò Giovanni intordonuto 
«Ffffff.... aaaaaa... nnnnnn... cu... lo...» disse il parrino... e morì

Ma sarà proprio lui, Bovara, invece ad essere accusato della morte del prete da testimoni e dallo stesso cugino. Il processo a suo carico sembra portare inevitabilmente alla condanna quando Bovara farà la mossa del cavallo, cioè "scavalcherà" la sua stessa mentalità, incomincerà a parlare e a ragionare in siciliano recuperando il dialetto della sua infanzia, compenetrandosi così nel modo di agire di chi l'accusa, ribaltando la realtà a suo favore e salvandosi."

Ci sono luoghi ove si vagheggia di porre in essere una mossa del cavallo, così da salvarsi come il ragioniere Giovanni Bovara. Il quale, si badi bene, non fa giustizia, ma salva esclusivamente sé stesso. Il sistema non viene toccato, tutto resta come prima. E' il fascino, ma anche il limite, della Sicilia, una terra dove tutto può cambiare purché nulla cambi. Una terra dove il cambiamento è annunciato, ma finisce poi per subirlo perché esso accade altrove. La differenza essendo che in Sicilia si lotta, e si muore, da soli, mentre altrove si lotta, e si muore, insieme. Non è un caso che alla farsa della conquista della Sicilia, da parte delle truppe garibaldine, sia seguita la tragedia vera del brigantaggio nel regno di Napoli. Ma tutto ciò è accaduto, è ormai Storia: dal poco bene e dal molto male è nata la patria italiana, da uno stupro è nata una meravigliosa fanciulla, che non è possibile non amare.

L'altrove è l'Italia. Noi "continentali" sappiamo che ogni possibile cambiamento esige un sacrificio, cioè un atto caratterizzato dalla purezza. Come il Regno dei cieli si apre ad ogni uomo che, nella sua vita, almeno una volta sia stato capace di compiere un gesto totalmente disinteressato, così ogni cambiamento politico richiede lo stesso prezzo: l'atto puro e disinteressato come seme necessario.

Italia Ribelle e Sovrana - IReS - chiama tutti al compimento di un atto puro e disinteressato per la salvezza del nostro paese, a un sacrificio di pedone affinché qualcosa cambi, poiché nulla può restare com'è. Altro che "mossa del cavallo"! Il momento è drammatico, ed esige mille e mille piccoli gesti disinteressati, il dono di sé di moltissimi a una causa superiore. Non servono martiri, ma uomini e donne capaci di scegliere, una volta nella vita, l'interesse comune dimenticando quello egoistico. Non è una cosa da poco. Chiedetevi: "sono mai riuscito a compiere un gesto totalmente disinteressato?". Se lo avete già fatto allora siete salvi, altrimenti resterete bestie che la morte fisica condurrà all'ammasso biologico. Dunque, se la vostra anima è ancora in pericolo, affrettatevi: l'occasione è qui, davanti a voi.

Quanto ai fratelli di Sicilia, una scelta si impone: o Roma o Cartagine! Oops, volevo dire: o Roma o Berlino!

Per un’Italia Ribelle e Sovrana


Importanti elezioni sono alle porte. Sinistre, destre e M5S continueranno a perpetuare l’attuale disegno europeo se non li fermiamo prima. Non basta cambiare l’orchestra, occorre cambiare musica. Facciamo in modo che i cittadini trovino nelle urne un’alternativa reale! Un progetto di società libero dallo strapotere delle multinazionali, dal giogo dell’Europa e dal collasso ecologico globale. Ci rivolgiamo a coloro che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ha il diritto di sperare.
ABISSO. La Terra è la sola casa che abbiamo, ma su di essa incombe una doppia minaccia: l’eco-cidio e una guerra catastrofica. Il sistema economico per cui l’accumulazione del capitale e la produzione smisurata di merci sono al di sopra di tutto, non solo distrugge la natura e dissipa le sue risorse, ma crea discordia tra i popoli. Non ci sarà pace nel mondo finché un pugno di superpotenze vorranno imporre il loro predominio. L’umanità è una, le civiltà diverse e molte le nazioni. Una coabitazione pacifica chiede un ordine multipolare giusto, rispettoso dell’indipendenza dei popoli.
IL MALE. La globalizzazione ha accentuato il marasma mondiale. L’economia è ostaggio di un manipolo di multinazionali e di predatori senza scrupoli, mentre l’ossessione della crescita senza fine ha condotto alla fine della crescita. Il mercato lasciato a sé stesso produce caos, diseguaglianze, conflitti. Occorre una nuova economia in cui si produca il necessario e si consumi il giusto, in cui prioritario sia l’interesse collettivo, di cui lo Stato, come indica la nostra Costituzione, sia garante in quanto espressione della volontà generale e non di un’esigua minoranza di plutocrati.
ELYSIUM. La società è malata, depressa. Sta nascendo una nuova specie di uomini-bestie, individualisti, privi di ogni ideale sociale, pieni di disprezzo verso il prossimo. Ostili a tutto ciò che è umano, le élite dominanti perseguono il turpe disegno di una società neo-schiavistica. Da una parte una moltitudine di paria privi di diritti, chiusi in un mega-reclusorio gestito da algoritmi atti a sorvegliare ogni attimo della nostra vita ed a plasmare e distorcere bisogni e sogni. Al lato opposto una confraternita di milionari arroccata nei suoi fortilizi inespugnabili sorvegliati da robot armati fino ai denti.
SAPERE E POTERE. Libertà, diritti e democrazia saranno gettate in un buco nero senza fondo. Le tecno-scienze, da strumenti per il progresso universale sono diventate mezzi di regresso civile. Già oggi un pugno di multinazionali finanziano e indirizzano la ricerca scientifica per modellare la vita e il mondo in funzione dei loro scopi. Risorge il disegno nazista della manipolazione genetica, mentre tecnologie sofisticate vengono utilizzate per drogare e addomesticare i cittadini. Più la rivolta è necessaria, più il potere la scongiura come un delitto sociale.
INCUBO. Questa Unione europea è moribonda. Spacciata come sogno, si è rivelata un incubo. La rimozione delle paratie statuali, la sua moneta unica, i suoi micidiali trattati, hanno aumentato gli squilibri economici, rinfocolato le rivalità, succhiando sangue all’Italia dopo avergli causato una mortale anemia. Non più padroni a casa nostra abbiamo governi che eseguono i comandi del “pilota automatico” neoliberista. Questo grazie alle élite italiane economiche e istituzionali, le quali, spalleggiate dai politicanti di destra e di sinistra, pur di soggiogare il nostro popolo, hanno stretto un patto sedizioso con i poteri forti degli altri paesi.
DISCORDIA. La Germania, diventata la principale potenza europea, tende a sottomettere i paesi più deboli come satelliti. Questa supremazia, oggi come ieri, è foriera di nuovi e devastanti conflitti europei. Per evitare un cataclisma l’Unione dev’essere smantellata. Solo sulle sue ceneri i popoli potranno domani decidere di unirsi in una confederazione europea (non solo occidentale) di nazioni sovrane.
SOVRANITÀ. Se l’Italia non esce dalla Ue, se non riconquista la sua indipendenza, finirà per sparire come nazione storica, col Nord che diventerà una provincia del nuovo impero tedesco, ed il resto del Paese condannato alla rovina. Non ci sono vie di mezzo: o gli italiani si alzeranno in piedi o saranno condannati a vivere in ginocchio. Non si tratta di restaurare vecchi regimi, ma di far nascere una nuova Italia, forte delle sue radici umanistiche, universalistiche e democratiche.
REDENZIONE. Va debellato il virus della rassegnazione fatalistica. Quella che l’italiano sarebbe un popolo bue destinato ad obbedire a chi comanda, per cui vale il vecchio motto “Francia o Spagna basta che se magna”, è una frottola velenosa messa in giro dalle élite dominanti che rovesciano su chi sta sotto la sindrome disfattista di chi sta sopra. Nei momenti decisivi gli italiani delle più diverse classi sociali, si sono gettati nella mischia per difendere la patria e la giustizia sociale, segnando così il corso della storia, anche europea e mondiale.
SOTTOSOPRA. Il giorno del giudizio è vicino. Chi sta in alto ci ha dichiarato una guerra di civiltà e si sta preparando al finale di partita. Se non possiamo affidare il nostro futuro e quello dei nostri figli in mano a chi ha distrutto il nostro Paese, non possiamo consegnarlo in quelle di movimenti e partiti che strillano per le crepe nell’intonaco ma non vedono che la casa sta crollando, non hanno alcun progetto di Paese e chiedono i voti a chi sta sotto per servire chi sta sopra.
CONTRATTACCO. Quello che leggi è un invito all’impegno politico. Bisogna attivarsi, organizzarsi, unirsi, dare l’esempio, costruendo una comunità politica che sia l’embrione dell’Italia futura. Ci rivolgiamo a quelli che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ed ha una fede, ha il diritto di sperare. Il futuro appartiene a chi lo fa, non a chi lo subisce.
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domenica 8 ottobre 2017

Abracadabra Catalun Babalù

Mentre tutti si occupano della Catalogna,  gli operai dell'ILVA vengono licenziati in massa e ai rimanenti si impone un taglio del salario del 35%. Lo capisco, in fondo che altro dire se non che non potendo svalutare la moneta, si svaluta il lavoro?

E allora dai, parliamo di Catalogna. Però, consentitemi, facciamolo senza troppe acrobazie intellettualistiche, come fa la coppia Porcaro-Boghetta quando cerca di tenere insieme l'essersi dichiarati sovranisti con la simpatia da riflesso pavloviano per i manifestanti catalani picchiati dalla guardia civil.

Martedì 10 ottobre 2017 il governo catalano potrebbe annunciare la secessione. Lo farà? Basterebbe aspettare, ma dedichiamoci anche noi a un giochetto, quello di interrogare la palla di vetro.

Abracadabra Catalun Babalù, 
Puigdemont Babalù Catalun
Toccame Cicche, Cicche me tocca
Attacca la mula do' vòle il padrun!

Se non sbaglio, già qualche tempo fa un'opposizione minoritaria fece cadere un governo in carica dalle parti di Maidan. Possiamo escludere che la cosa non si ripeta? Diamo per scontato che Puigdemont sia disposto a recedere dai suoi propositi perdendo così la faccia? Non so, forse leggo male nella sfera di vetro, ma mi sembra di scorgere come dei bagliori. Lo scenario: il governo catalano insiste, Rajoy revoca lo status di regione autonoma, scoppiano disordini, ci scappa il primo morto, la folla si imbufalisce, i morti aumentano, Barcellona è messa a ferro e fuoco.

Che fare?

Ma è semplice, bisogna fare presto! Leuropa tutta si mobilita, prestigiosi intellettuali invitano al dialogo, qualcuno suggerisce di utilizzare EUROGENDFOR per gestire la crisi.

«La Forza di Gendarmeria Europea (EGF) è un’iniziativa multinazionale di cinque Paesi Membri dell’Unione Europea: Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna, ai quali si è aggiunta la Romania nel 2008 – costituita per Trattato con lo scopo di rafforzare le capacità di gestione delle crisi internazionali e contribuire alla Politica di Difesa e Sicurezza Comune (PSDC).»

Ovviamente le acque si calmano, dopodiché si apre il negoziato tra il governo di Madrid e quello catalano, miracolosamente assurto ad un rango paritario. Rassicurazioni sulla volontà della Catalogna di restare in Europa, indizione di un nuovo referendum sotto il controllo de Leuropa, crisi di governo a Madrid, nuove tensioni nei paesi baschi, ripercussioni in Italia. E naturalmente caccia agli opposti estremismi, dispiegamento pervasivo di fuck-news, ulteriore giro di vite sulla libertà di parola e, financo, di associazione. Signori, il Fiscal Compact è servito!

E gli operai dell'ILVA? Che domanda, sempre in culo agli operai!

p.s. Cari Porcaro&Boghetta et similes, se ho scritto corbellerie vi prego perdonatemi; ma se ci azzecco vi supplico, vi scongiuro, vi imploro, non porgetemi i vostri complimenti ma fatevi un esame di coscienza.

Gödel Escher e Bach

Noi che abbiamo letto da piccoli "Gödel Escher e Bach" sappiamo che l'intelligenza artificiale è una bufala.
Noi che abbiamo letto da piccoli "Gödel Escher e Bach" sappiamo che l'intelligenza artificiale è solo questo:

if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if ........ else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else

(non so se ho chiuso le parentesi - che non ho scritto perché dei pignoli rompicoglioni non mi frega un cazzo).

L'intelligenza artificiale esisterà il giorno in cui il teorema di Gödel sarà buttato al cesso. Tutto il resto, tutto quello che vi raccontano sull'intelligenza artificiale, non è altro che forza bruta. Cioè questo:

if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if if ........ else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else else

Dunque non è un problema di conoscenza superiore in possesso degli illuminati, bensì della solita vecchia storia della prepotenza dei più forti. Chi sa che marca di carta igienica usi per pulirti il culetto ha potere su di te, ma saperlo è una questione di forza, non di intelligenza artificiale. Ficcarcela dentro, ad esempio tirando fuori la storia dei computer quantistici per giustificare un salto di paradigma che è ben lungi dall'essere compiuto, è da rincoglioniti! Cercate su Internet "programma di Hilbert" e/o "teorema di Gödel", oppure, se andate all'università, infilate nel vostro piano di studi almeno un esame di algebra astratta, e forse capirete. In ogni caso dateci un taglio con le metanfetamine, accontentatevi del vino.

Ho detto. Augh! Torno a scolarmi la bottiglia di Cesanese del Piglio del sabato sera.

p.s. Caro giornalista dacci un taglio. Prima o poi alla FIGA si deve rinunciare, ma la vita continua. Contegno!

venerdì 6 ottobre 2017

La sfida dei sovranisti e la serie di Fibonacci

Il cuore (ce lo dice il...)


Noi, che per primi dopo la crisi del 2008 abbiamo parlato di uscita dall'euro e dall'Unione Europea. Noi, che abbiamo scelto e introdotto nel dibattito politico, insieme con pochi altri, il termine "sovranismo", ad indicare l'istanza di riconquista della sovranità nazionale. Noi, che abbiamo tenuta ben ferma la barra nel mare tempestoso che la grande crisi ha suscitato, senza mai deflettere dall'idea centrale che la nazione italiana è una realtà spirituale e storica e non un'espressione geografica. Noi, che abbiamo nel cuore il sentimento della pace e la consapevolezza della forza temibile del nostro popolo. Noi lanciamo la sfida!

Italia Ribelle e Sovrana - IReS - è la lista elettorale che si presenterà alle elezioni politiche del 2018 per rappresentare tutte le classi lavoratrici della Nazione: braccianti, sviluppatori di app java, operai, insegnanti, ricercatori universitari, artisti, impiegati di banca, artigiani, piccoli imprenditori, imprenditori un po' più grandi, imprenditori ancora più grandi, insomma chiunque lavora e sente di appartenere a quella comunità nazionale, solidale, democratica e combattiva che noi chiamiamo il popolo italiano. Forse vi sembreremo folli, e certamente lo siamo, ma ancor più lo sarete voi se non capirete presto che la campana sta già suonando per tutti.

Dall'appello per un'Italia Ribelle e Sovrana: «ABISSO. La Terra è la sola casa che abbiamo, ma su di essa incombe una doppia minaccia: l’eco-cidio e una guerra catastrofica. Il sistema economico per cui l’accumulazione del capitale e la produzione smisurata di merci sono al di sopra di tutto, non solo distrugge la natura e dissipa le sue risorse, ma crea discordia tra i popoli. Non ci sarà pace nel mondo finché un pugno di superpotenze vorranno imporre il loro predominio. L’umanità è una, le civiltà diverse e molte le nazioni. Una coabitazione pacifica chiede un ordine multipolare giusto, rispettoso dell’indipendenza dei popoli.»


La mente (ce lo dice la...)


Una coppia di coniglietti sovranisti si incontra. 1 coppia di sovranisti.

Ovviamente fanno zump zump e dopo un po' nascono due cuccioli. 2 coppie di sovranisti.

Siccome i sovranisti non sono pedofili, solo i grandi fanno zump zump e scodellano un'altra coppia di cuccioli. 3 coppie di sovranisti.

Nel frattempo i cuccioli nati per primi sono cresciuti e anche loro fanno zump zump. Le due coppie di conigli grandi scodellano due cuccioli di coniglio ognuna, mentre la coppia di conigli piccoli cresce. 5 coppie di sovranisti.

Ci sono tre coppie di sovranisti grandi che fanno zump zump, e due di sovranisti cuccioli che stanno crescendo. Non serve che ve lo dica: Dopo un po' ci sono 8 coppie di sovranisti....
.........

Continuando: 1,1,2,3,5,8,13,21,34,55,89,144...

La riconoscete? E' la successione di Fibonacci. E' una successione interessante perché descrive molti fenomeni di crescita in natura. Confrontiamola con una successione esponenziale:

Fibonacci Esponenziale
1 1
1 2
2 4
3 8
5 16
8 32
13 64
21 128
34 256
55 512
89 1024
144 2048
233 4096
377 8192
610 16384
987 32768
1597 65536
2584 131072
4181 262144
6765 524288
10946 1048576
17711 2097152
28657 4194304
46368 8388608
75025 16777216
121393 33554432
196418 67108864
317811 134217728
514229 268435456
832040 536870912
1346269 1073741824
2178309 2147483648
3524578 4294967296
5702887 8589934592
9227465 17179869184
14930352 34359738368
24157817 68719476736
39088169 137438953472
63245986 274877906944
102334155 549755813888
165580141 1099511627776
267914296 2199023255552
433494437 4398046511104

Salta subito all'occhio che la successione esponenziale è esagerata. Certo, quella che ho scelto ha un rateo del 100% (raddoppio ad ogni termine) ma vi assicuro che, anche se si scegliesse un rateo molto minore, a un certo punto la successione esponenziale straccerebbe la successione di Fibonacci.

Ma allora perché la natura non ha scelto la successione esponenziale?

Perché la natura non è scema!

E' il capitalismo che ha scelto la successione esponenziale, e infatti il capitalismo è scemo! La natura, invece, per crescere ha scelto un'altra strada, questa:



Il limite del rapporto tra due termini della successione di Fibonacci converge a un numero - la sezione aurea - irrazionale come ben si conviene alla natura che non è condannata a un'omeostasi perenne, come pensano i decrescisti malthusiani. La natura sa che la crescita è il suo destino, ma non ha scelto la strada esponenziale bensì la magica serie di Fibonacci. Ebbene noi sovranisti, che amiamo la natura ma non vogliamo mortificarla stringendola nella gabbia di uno stato omeostatico che non è nei disegni di Dio, stiamo già crescendo magicamente seguendo la legge di Fibonacci. Siamo anticapitalisti, il che vuol dire dire che siamo antiesponenzialisti!

Unitevi a noi, aderite al progetto per la costruzione di una lista sovranista alle elezioni politiche del 2018!

Non sentite i rintocchi della campana?

mercoledì 4 ottobre 2017

Nell'azione si muore, per la Vita!

Vivere significa morire, non c'è niente da fare. Chi nasce deve morire, e può morire solo chi è nato. Chi vive è chiamato alla lotta, per quanto pigro, arrendevole, sottomesso possa mai essere. Chi rinuncia alla lotta non sfugge per questo alla morte, mentre chi la affronta ama la vita. Perché la vita è lotta.
Si illude chi pensa di sottrarsi al destino umano scansando la lotta, perché viene divorato quando è ancora vivo. Che è un modo miserabile di sprecare il dono della vita, che non ci è stata data per sempre, ma per viverla. L'Eternità, esista o meno, è oltre l'ultimo pensiero di chi lotta.
La lotta più bella, quella più onorevole per ogni essere umano, è quella che lo trascende. Quella contro l'oppressore ha una qualità ulteriore: è necessaria ai nostri cari.


Italia Ribelle e Sovrana


Importanti elezioni sono alle porte. Sinistre, destre e M5S continueranno a perpetuare l’attuale disegno europeo se non li fermiamo prima. Non basta cambiare l’orchestra, occorre cambiare musica. Facciamo in modo che i cittadini trovino nelle urne un’alternativa reale! Un progetto di società libero dallo strapotere delle multinazionali, dal giogo dell’Europa e dal collasso ecologico globale. Ci rivolgiamo a coloro che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ha il diritto di sperare.
ABISSO. La Terra è la sola casa che abbiamo, ma su di essa incombe una doppia minaccia: l’eco-cidio e una guerra catastrofica. Il sistema economico per cui l’accumulazione del capitale e la produzione smisurata di merci sono al di sopra di tutto, non solo distrugge la natura e dissipa le sue risorse, ma crea discordia tra i popoli. Non ci sarà pace nel mondo finché un pugno di superpotenze vorranno imporre il loro predominio. L’umanità è una, le civiltà diverse e molte le nazioni. Una coabitazione pacifica chiede un ordine multipolare giusto, rispettoso dell’indipendenza dei popoli.
IL MALE. La globalizzazione ha accentuato il marasma mondiale. L’economia è ostaggio di un manipolo di multinazionali e di predatori senza scrupoli, mentre l’ossessione della crescita senza fine ha condotto alla fine della crescita. Il mercato lasciato a sé stesso produce caos, diseguaglianze, conflitti. Occorre una nuova economia in cui si produca il necessario e si consumi il giusto, in cui prioritario sia l’interesse collettivo, di cui lo Stato, come indica la nostra Costituzione, sia garante in quanto espressione della volontà generale e non di un’esigua minoranza di plutocrati.
ELYSIUM. La società è malata, depressa. Sta nascendo una nuova specie di uomini-bestie, individualisti, privi di ogni ideale sociale, pieni di disprezzo verso il prossimo. Ostili a tutto ciò che è umano, le élite dominanti perseguono il turpe disegno di una società neo-schiavistica. Da una parte una moltitudine di paria privi di diritti, chiusi in un mega-reclusorio gestito da algoritmi atti a sorvegliare ogni attimo della nostra vita ed a plasmare e distorcere bisogni e sogni. Al lato opposto una confraternita di milionari arroccata nei suoi fortilizi inespugnabili sorvegliati da robot armati fino ai denti.
SAPERE E POTERE. Libertà, diritti e democrazia saranno gettate in un buco nero senza fondo. Le tecno-scienze, da strumenti per il progresso universale sono diventate mezzi di regresso civile. Già oggi un pugno di multinazionali finanziano e indirizzano la ricerca scientifica per modellare la vita e il mondo in funzione dei loro scopi. Risorge il disegno nazista della manipolazione genetica, mentre tecnologie sofisticate vengono utilizzate per drogare e addomesticare i cittadini. Più la rivolta è necessaria, più il potere la scongiura come un delitto sociale.
INCUBO. Questa Unione europea è moribonda. Spacciata come sogno, si è rivelata un incubo. La rimozione delle paratie statuali, la sua moneta unica, i suoi micidiali trattati, hanno aumentato gli squilibri economici, rinfocolato le rivalità, succhiando sangue all’Italia dopo avergli causato una mortale anemia. Non più padroni a casa nostra abbiamo governi che eseguono i comandi del “pilota automatico” neoliberista. Questo grazie alle élite italiane economiche e istituzionali, le quali, spalleggiate dai politicanti di destra e di sinistra, pur di soggiogare il nostro popolo, hanno stretto un patto sedizioso con i poteri forti degli altri paesi.
DISCORDIA. La Germania, diventata la principale potenza europea, tende a sottomettere i paesi più deboli come satelliti. Questa supremazia, oggi come ieri, è foriera di nuovi e devastanti conflitti europei. Per evitare un cataclisma l’Unione dev’essere smantellata. Solo sulle sue ceneri i popoli potranno domani decidere di unirsi in una confederazione europea (non solo occidentale) di nazioni sovrane.
SOVRANITÀ. Se l’Italia non esce dalla Ue, se non riconquista la sua indipendenza, finirà per sparire come nazione storica, col Nord che diventerà una provincia del nuovo impero tedesco, ed il resto del Paese condannato alla rovina. Non ci sono vie di mezzo: o gli italiani si alzeranno in piedi o saranno condannati a vivere in ginocchio. Non si tratta di restaurare vecchi regimi, ma di far nascere una nuova Italia, forte delle sue radici umanistiche, universalistiche e democratiche.
REDENZIONE. Va debellato il virus della rassegnazione fatalistica. Quella che l’italiano sarebbe un popolo bue destinato ad obbedire a chi comanda, per cui vale il vecchio motto “Francia o Spagna basta che se magna”, è una frottola velenosa messa in giro dalle élite dominanti che rovesciano su chi sta sotto la sindrome disfattista di chi sta sopra. Nei momenti decisivi gli italiani delle più diverse classi sociali, si sono gettati nella mischia per difendere la patria e la giustizia sociale, segnando così il corso della storia, anche europea e mondiale.
SOTTOSOPRA. Il giorno del giudizio è vicino. Chi sta in alto ci ha dichiarato una guerra di civiltà e si sta preparando al finale di partita. Se non possiamo affidare il nostro futuro e quello dei nostri figli in mano a chi ha distrutto il nostro Paese, non possiamo consegnarlo in quelle di movimenti e partiti che strillano per le crepe nell’intonaco ma non vedono che la casa sta crollando, non hanno alcun progetto di Paese e chiedono i voti a chi sta sotto per servire chi sta sopra.
CONTRATTACCO. Quello che leggi è un invito all’impegno politico. Bisogna attivarsi, organizzarsi, unirsi, dare l’esempio, costruendo una comunità politica che sia l’embrione dell’Italia futura. Ci rivolgiamo a quelli che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ed ha una fede, ha il diritto si sperare. Il futuro appartiene a chi lo fa, non a chi lo subisce.

Se vuoi darci una mano clicca QUI. Per saperne di più clicca QUI.

VIVA L'ITALIA RIBELLE E SOVRANA!

martedì 3 ottobre 2017

Los ladrones de pisa

• Essere inseparabili nonostante le liti e i diverbi continui.
La tradizione toscana vuole che i ladri di Pisa andassero a rubare insieme durante la notte e poi litigassero fra loro tutto il giorno per dividere il bottino.

La Spagna è governata da forze liberiste ed euriste, sia a Madrid che a Barcellona. Il che significa che lo scontro tra Madrid e Barcellona è tutto interno al sistema di potere dominante che fa dell'adesione all'UE un invariante dell'azione politica. E infatti gli indipendentisti catalani, ovvero il governo, vogliono secedere dalla Spagna ma restare nell'UE. Con ovvii ed evidenti vantaggi, ma solo per le classi dirigenti catalane, che vengono falsamente e capziosamente sventolati sotto il naso dei cittadini al fine di mobilitarli. La questione è quella fiscale. Sia pure già dotata di una grande autonomia, la Catalogna resta un contribuente netto all'interno del sistema fiscale spagnolo, per cui vede una parte cospicua di tali risorse finire al governo centrale. Secedere dalla Spagna ed entrare a far parte dell'UE come 29° stato cambierebbe radicalmente le cose perché, secondo i trattati europei, i trasferimenti fiscali tra stati sono vietati. Alla Catalogna resterebbe solo l'onere del contributo per il funzionamento dell'UE, gran parte del quale le verrebbe reso. Come accade, per altro, all'Italia.

Il punto centrale della questione, dal punto di vista degli interessi concreti e reali, è dunque quello fiscale. Non va dimenticato che la Catalogna è, insieme ai paesi baschi, la regione più ricca e dinamica della Spagna, come la Lombardia e il Veneto lo sono per l'Italia. Siamo dunque in presenza di una rivendicazione di sovranità statuale da parte dell'élite economica di una regione ricca, non con l'obiettivo di costruire una nazione indipendente, bensì per aderire fin da subito a un sistema molto più concorrenziale di quello, di natura tutto sommato ancora solidaristica, che è imposto dallo stato spagnolo a dispetto della permanenza nell'UE. Le élites catalane non vogliono più condividere il loro surplus fiscale con le élites delle altre regioni della Spagna, ma preferiscono tenerselo per sé, chiedendo immediatamente l'adesione a un'entità sovranazionale ordoliberista che fa della concorrenza tra aree economiche, in assenza di qualsiasi obbligo solidaristico, la sua ragion d'essere. E' la secessione dei ricchi, che equivale a una diserzione nei confronti della nazione.

Certo, il diritto all'autodeterminazione dei popoli è importante, tant'è che nel mondo dei fognatori è tutto uno stracciarsi le vesti per la crudele repressione posta in atto da Madrid. I popoli, sostengono i fognatori, hanno diritto ad autodeterminarsi! Ebbene, lungi da me l'idea di oppormi a tale principio, ma così come esistono le élites finanziarie, mi aspetto che esistano anche le élites popolari, e allora dobbiamo confrontarci con il dato di fatto che l'egemonia sulle masse è stata persa, col risultato che queste agiscono oggi per gli interessi delle élites, come i risultati elettorali sistematicamente confermano. Ora l'egemonia delle élites popolari sulle masse, quando c'è, si fonda soprattutto, se non esclusivamente, sul principio solidaristico, che deve sempre fare premio su qualsiasi altra rivendicazione, compresa quella per l'autodeterminazione. Per essere ferocemente diretto, vi dico che la rivendicazione secessionista delle élites catalane mi fa venire in mente le lotte di fabbrica del bel tempo che fu, quando i quadri impiegatizi sobillati dai vertici aziendali che agivano su ordine della proprietà secedevano, ovvero disertavano, dalle lotte operaie per schierarsi con i padroni. Ricordate come li chiamavamo? Crumiri.

Le élites catalane sono la reincarnazione dei crumiri del bel tempo che fu. Esse non chiedono la secessione per diventare una nazione sovrana e indipendente, all'interno della quale inevitabilmente sorgerebbero nuovi obblighi di solidarietà (la Catalogna non è solo Barcellona, ma anche aree rurali sottosviluppate), bensì per continuare a far parte del regime europeista, all'interno del quale si illudono di occupare una posizione di privilegio continuando a sfruttare il popolo che oggi mobilitano ai loro fini. Sono la riedizione della marcia dei 40mila, quando i quadri della Fiat riuscirono a mobilitare una parte della classe operaia ponendola al servizio della proprietà, con il risultato di finire entrambi schiacciati dalle logiche dell'accumulazione capitalistica. E infatti oggi la Fiat non c'è più.

Dall'altra parte c'è il governo di Madrid, descritto dal me(r)diastream come una sorta di nuovo regime repressivo, quasi in odore di franchismo, che è una cosa che, francamente, e scusate il bisticcio di parole, son so se faccia piangere o ridere. Dico, ma ve la ricordate la narrazione che il me(r)diastream costruì intorno al governo Zapatero? E che è successo? Da Zapatero, all'improvviso, siamo tornati al franchismo? Che dite, si piange o si ride? Zapatero, dico Zapatero l'europeista, il difensore dei diritti LGBT, il democratico Zapatero! La movida sulle ramblas di Barcellona, ricordate? Si parlava di indipendenza della Catalogna quando c'era Zapatero? A me non risulta, mentre della questione basca sì che se ne parlava, sempre e comunque. E allora non confondiamo le cose, non cadiamo nella trappola della costruzione di un'identità del popolo catalano che sarebbe così forte da giustificare le rivendicazioni secessioniste, perché se un popolo vuole secedere lo fa sia quando le cose vanno male che quando vanno bene. Quello è un popolo! Come mai la debole identità catalana oggi chiede la secessione, mentre la fortissima identità basca non lo fa? Forse perché non sarebbe così facile eterodirigere i baschi?

Se in italia fossero i sardi, i poveri sardi, a volersene andare, allora mi porrei il problema, ma quando a volersene andare sono i (relativamente) ricchi lombardi e veneti, costruendosi per mitopiesi (vedi il rito dell'ampolla sul Po) un'identità che non è mai esistita, e non per essere sovrani e indipendenti ma per aderire all'UE, allora non ho dubbi: non sono indipendentisti, ma disertori! Crumiri!

Ma se il governo di Madrid non è l'erede del franchismo (daje a ride) allora cos'è? Il governo di Madrid è europeista, è il governo, élitario, di una nazione sul cui popolo ha costruito un'egemonia quasi completa con la favoletta che l'adesione all'Unione Europea lo ha liberato dal franchismo. Il governo di Madrid è questo! Il governo di Madrid è un'articolazione dell'Unione Europea! Pertanto il premier Rajoy e il governatore della Generalidad catalana Puigdemont sono come i ladri di Pisa, che derubano i popoli spagnoli di notte e litigano di giorno per spartirsi il bottino. Entrambi aderiscono all'ordine internazionale dei mercati, che chiede sempre e soltanto una sola cosa, dai tempi della marcia dei 40mila, e anche da prima: tutto il plusvalore ai ricchi, tutta la merda ai sottoposti.

Cosa ci racconta, invece, il me(r)diastream? Che un intero popolo si starebbe ribellando all'oppressione autoritaria e violenta di Madrid. Che bel fogno! Dai, giù le mani da'r valoroso popolo catalano! E' quello che il grande fratello televisivo ci dirà nei prossimi mesi, che i fognatori vogliono sentirsi dire, che il popolo potrà respingere se, e solo se, le sue élite saranno capaci di tenere ben ferma l'attenzione sul punto centrale: la democrazia deve prevalere sull'ordine internazionale dei mercati.

sabato 30 settembre 2017

Razionaloidi e complottistoidi

Il video Sovranità e politica vaccinale ha suscitato qualche reazione di incredulità, credo motivata da una scarsa consapevolezza della velocità con cui la scienza (non lascienza) sta progredendo. Un fatto, questo, che pone in primo piano un problema già presente da tempo ma fino ad ora considerato meno importante di quanto non sia: l'aumento esponenziale del gap tra la frontiera della tecnologia e la percezione che si ha delle sue implicazioni a livello politico. Il quale "livello politico", lo ricordo per l'ennesima volta, altro non è che la necessità di gestire la crescente asimmetria di potere tra chi controlla lo sviluppo scientifico e chi lo subisce passivamente.

Nel tentativo di suscitare, nel piccolo mondo al quale riesco a mandare messaggi, il desiderio di colmare questo ritardo, onde avviare una riflessione politica su un tema che sento come urgente, vi propongo questo video. Magari qualcuno diventerà meno ingenuamente razionaloide e un po' più maliziosamente complottistoide.



giovedì 28 settembre 2017

Osservatorio fake-news

Ci vorrebbe un osservatorio fake-news, ma tanto sarebbe il lavoro da fare che servirebbero almeno cinquanta volontari a tempo pieno. Oggi ho fatto un video sugli "sciacalli del terremoto", come li definisce un titolone a nove colonne del quotidiano Il Tempo. Poi si scopre che il presunto "reato", commesso da una cinquantina di cittadini di Amatrice (i quali hanno comunque subito danni ingenti dal terremoto) consiste nell'aver chiesto un cambio di residenza da Roma e, successivamente, inoltrato una richiesta per godere di un misero contributo erogato dal governo, 900 euro al mese per 10 mesi. Insomma, un titolone a nove colonne sul nulla!

Più tardi, online, ho letto la notizia di un uomo morto a Catania di morbillo perché non vaccinato.


Sul momento non ho approfondito la questione, ma più tardi l'ho fatto. Sapete, mi era capitato sotto gli occhi questo post fb dell'amico Andrea Guglieri:

«Come si inventano l'emergenza morbillo, a dispetto delle dichiarazioni sui presunti casi.

IL DOTTOR MARIO CUCCIA, responsabile del servizio epidemiologia dell'Azienda sanitaria provinciale di Catania, città dove sarebbe morto un 42 enne per morbillo, afferma che:

"Per quanto riguarda il caso specifico dell'uomo morto a Catania, il morbillo è solo la causa finale di morte. L'uomo, originario della provincia di Agrigento e non vaccinato contro il morbillo, era affetto da Aids in stadio terminale ed aveva anche un cancro alla pelle tipico di chi è affetto di Aids. Era già stato ricoverato nel reparto di Malattie infettive del Policlinico Ferrarotto di Catania più volte, perché in provincia di Agrigento non ci sono reparti di malattie infettive".»

Il quotidiano La Stampa la spara così:


Per poi riportare, nel corpo dell'articolo in piccolo, un'altra dichiarazione del succitato DOTTOR MARIO CUCCIA responsabile del servizio epidemiologia dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Catania:

«Dall’inizio dell’anno - rivela l’esperto - a Catania abbiamo avuto 165 casi, numeri inconsueti e molto alti che sono legati alle mancate vaccinazioni. Ci sono anche casi di persone vaccinate, ma sono pochi e il quadro clinico è molto più lieve. Si è alzata anche l’età media - aggiunge il dottore Cuccia - si attesta intorno ai 23 anni, con casi limiti che sono un bambino di pochi mesi e un 59enne. Non è più una malattia dell’infanzia»

Chissà se le due dichiarazioni del DOTTOR MARIO CUCCIA responsabile del servizio epidemiologia dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Catania si riferiscono allo stesso contesto!? Ma perché stressarmi, che poi le difese immunitarie si abbassano e mi prendo il morbillo? Meglio che mi affidi a Santa Beatrice Lorenzin: «Queste infezioni, questi virus sono pericolosi e l’unica arma che abbiamo per difendere i bambini e gli adulti è la vaccinazione».

Lievemente più accurato è il Corriere della sera:

Ovviamente il titolone c'è sempre ma, almeno nel sottotitolo, si raccontano i fatti. Salvo riferirsi ad altri decessi da inizio anno di cui sappiamo che nessuno di essi può essere ricondotto alla malattia poiché, in tutti i casi, coesistevano altre gravissime patologie. Quanto ai numeri sparati (In Italia quest’anno si sono verificati già 4.575 casi - erano stati 800 in tutto il 2016) lascio ai commentatori l'onere di verificare. Come vi ho detto, un osservatorio fake news abbisognerebbe di almeno cinquanta addetti a tempo pieno, e io non ho tempo.

Sto sviluppando, con l'aiuto del mio infido gatto, un vaccino contro la credulità. Si somministra in modo non invasivo tramite la stimolazione dei lobi frontali con onde acustiche da 40 a 22000 hertz prodotte dalle corde vocali. Lo sperimento da anni a scuola.

Con indubbi successi, a dispetto di tutto.

martedì 26 settembre 2017

Ermeneutica delle elezioni in Germania

Risultati delle elezioni politiche in Germania
Il punto centrale è il successo di AfD, che incassa il 12,6% e 94 seggi al Bundestag. Emerge, dalle prime analisi dei flussi elettorali, che AfD ha raccolto più consensi tra le fasce basse di reddito e meno in quelle alte, e più consensi nei land della ex DDR che in quelli della ex Germania Ovest.

Frauke Petry
Emerge altresì, da una prima analisi dei profili degli attori di prima fila di AfD, che questi provengono da un ceto alto-professionale e cosmopolita, i cui valori contrastano curiosamente con alcune delle posizioni del partito. Una delle esponenti di spicco è Frauke Petry, 42 anni, laureata in chimica con un dottorato conseguito presso l'Università di Göttingen, che ha annunciato, subito dopo l'exploit elettorale, di non voler far parte del gruppo parlamentare del partito che oggi accusa di estremismo; Poco più di un anno fa la sua vice, l’eurodeputata Beatrix von Storch - al secolo duchessa Amelie Ehrengard Eilika della casa di Oldenburgo - rispose "sì" alla domanda su Facebook se la polizia doveva sparare ai migranti, inclusi bambini e donne (salvo poi dire che le era "scivolato di mano il mouse").

Alice Weidel
Il fondatore del partito è stato Bernd Lucke, economista e professore di macroeconomia all'Università di Amburgo, euroscettico, conservatore e moderatamente anti-islamista, successivamente sostituito dalla Petry. Oggi AfD è nelle mani di Alice Weidel, laureata in business administration all'università di Bayreuth, dove ha conseguito un dottorato di ricerca nel 2011, che ha lavorato per anni presso Goldman Sachs e Allianz. 

Björn Höcke

Thilo Sarrazin
Un altro esponente controverso è Björn Höcke, noto per la sua vicinanza alle posizioni fortemente critiche del multiculturalismo esposte da Thilo Sarrazin in un libro edito nel 2010 dal titolo "Germany abolishes itself".

Abbiamo dunque un partito che nasce per iniziativa dall'alto ed ha successo grazie al sostegno dal basso. In questo AfD non si distingue minimamente dalla CDU della Merkel o dalla SPD di Martin Schultz, e probabilmente da ogni altro partito al governo in Germania e nell'intera UE. 

Credo che la chiave di lettura fondamentale, per capire la natura di quasi ogni partito politico, sia ben espressa dall'amico Mario Fiorentino, che scrive:

"Il cinema come metafora.
Il grande pubblico conosce gli attori (sost. maschile che per comodità designa femmine, maschi e sui generis) ignorando spesso le altre figure che popolano l'ambiente: gli sceneggiatori, che scrivono le storie, i registi che le trasformano in visioni, i produttori che cacciano i soldi e sperano di guadagnarci e poi tutte quelle figure minori che contribuiscono praticamente: operatori, trovarobe, sarti, controfigure, ecc.
Quando vediamo un dibattito politico in TV, vediamo degli attori: sono facce conosciute con una filmografia alle spalle, hanno un copione, qualcuno gli scrive le battute, c'è chi gli maschera le occhiaie, gli tinge i capelli, gli porta il caffè...
Non vediamo mai il regista, anche se possiamo immaginarlo dietro le quinte, e mai il produttore, che se ne sta lontano, al sicuro, a gestire altri registi che, ognuno nel suo film, manovrano altri attori.
Il buono, il cattivo, l'aggressivo, il suadente, il bello e il puttanone sono ruoli con una faccia temporanea, il progetto è altrove, il guadagno, se c'è, di altri.
Raramente irrompe sulla scena un outsider, volontà autonoma fuori dagli schemi, e solo se riesce ad eludere i buttafuori.
Noi paghiamo il biglietto solo sperando in quello."

Se quanto scrive Mario Fiorentino è vero, ed io credo che lo sia, allora ogni ermeneutica possibile del voto tedesco non può non partire da un'analisi delle visioni e degli interessi di quelli che egli definisce "i produttori". E' l'esito, questo, dalla grande ritirata delle masse politicizzate dalla scena, sostituite dal pubblico televisivo. La vera partita si gioca in alto, tra i produttori, rispettando pur tuttavia un insieme di regole del gioco che viene chiamato "democrazia". Questa caricatura della democrazia, per cui andiamo a votare con l'illusione di poter scegliere, ci è stata imposta utilizzando la leva del maggioritario, delle soglie di sbarramento, delle più disparate ripartizioni delle circoscrizioni elettorali, nonché ovviamente tutto l'armamentario dell'informazione mainstream. Rompere l'accerchiamento è una condizione necessaria, sebbene non sufficiente, per riaprire il campo da gioco. Ma di ciò parleremo in un'altra occasione.

Tornando alle elezioni tedesche, è del tutto evidente che tra i "produttori" della politica tedesca non c'è unanimità di giudizio sulle prospettive di una Germania alleata della Francia (rectius: dei "produttori" francesi) alla guida dell'Europa, con una moneta unica senza stato a fare da gabbia di ferro grazie al rigido controllo della BCE. Credo che il punto critico sia costituito dal fatto che, nella visione dei "produttori" di AfD, un simile assetto non abbia futuro, e che la Germania non debba cedere quote di sovranità nazionale per un progetto destinato al fallimento. Questo perché la cessione di quote di sovranità, essendo un fatto politico, sarebbe più difficilmente reversibile di una pur grave crisi economica causata dal crollo delle esportazioni dopo la dissoluzione dell'euro. Da una crisi economica la Germania potrebbe riprendersi abbastanza rapidamente, ad esempio stimolando il mercato interno e puntando alla creazione di un'area del nuovo marco; magari, perché no, anche investendo nell'industria degli armamenti per sostenere la domanda aggregata. Che è un ragionamento simile a quello che ha fatto la fazione dei "produttori" inglesi che ha sostenuto la brexit.

Il successo di AfD deve essere valutato in prospettiva, tenendo conto del fatto che l'europeista Merkel è uscita dalle elezioni fortemente indebolita. Tra pochi mesi scadrà anche il mandato di Draghi alla BCE e il suo posto sarà probabilmente preso da un tedesco, forse Jens Weidmann, con il che anche le politiche monetarie accomodanti avranno fine. Tutto ciò lascia immaginare che la Merkel, nei confronti dei partner dell'UE, non potrà fare passi in avanti verso l'opzione dell'integrazione politica, i cosiddetti Stati Uniti d'Europa, perché se lo facesse spalancherebbe le porte a una marcia trionfale di AfD. Poiché, d'altra parte, neppure è pensabile che la fazione europeista dei "produttori" tedeschi faccia passi indietro, siamo in una situazione di impasse. Finché la sfida, nel paese dell'Unione che è più uguale degli altri, non si sarà conclusa, tutta l'Europa dovrà sottostare al rigore, dal quale il paese più uguale degli altri continuerà a trarre vantaggi ma che rischia di sbriciolare quello meno uguale, la nostra Italia. A differenza che in Germania, da noi non esiste una vera fazione dei "produttori" contraria agli Stati Uniti d'Europa, al suo posto essendoci una componente di natura diversa: uno Stato profondo integrato con gli interessi degli Stati Uniti nel mediterraneo.

Se questa lettura è corretta, allora l'espressione "partito tedesco", usata in Italia per indicare la fazione favorevole alla prospettiva dei cosiddetti Stati Uniti d'Europa, rischia di essere fuorviante, perché ve ne sono almeno due di partiti tedeschi, in Germania: quello che pensa di dominare economicamente un'Europa le cui identità nazionali siano frantumate e mescolate in un melting pot, nel quale ci sarà spazio anche per popolazioni e culture di origine extra europea, e quello che non intende rinunciare a difendere l'identità tedesca, intesa come solido fondamento della libertà delle sue classi dirigenti e della prosperità nazionale. Una visione, la prima, puramente economicista, e fondata sulla chimera di costruire un regime di concorrenza perfetta dei mercati fortemente regolamentata, cui si oppone, esibendo una forza politica crescente, quella di una nazione coesa retta da uno Stato di tipo più tradizionale.

Il termine giusto per definire l'AfD è "nazionalisti", ovvero una delle due fazioni in cui si è divisa l'Europa nel XX secolo, l'altra essendo quella liberoscambista, la cui versione estremizzata è il globalismo. Dal nazionalismo, nel primo dopoguerra, sono nati il fascismo e il nazismo. Il primo, inizialmente, come reazione all'avanzata di socialisti e comunisti, il secondo, un decennio più tardi, come forma peculiare del revanchismo tedesco. Sono quindi comprensibili le inquietudini del blocco liberoscambista, ma è assurda la pretesa secondo cui il liberoscambismo è il bene e il nazionalismo il male. In realtà sono le due forme, storicamente determinatesi, del capitalismo in Europa. Resta che la grancassa mediatica ha preso il vezzo di definire i nazionalisti di AfD, alternativamente, come nazisti e sovranisti, ma questa è una disgustosa mistificazione della realtà. Il sovranismo, termine di nostra invenzione nel 2012, è, similmente al nazionalismo, un'istanza patriottica, che tuttavia promana dal basso, giammai dall'alto. Non è una differenza da poco, che è bene sottolineare con forza perché, con l'avanzare della crisi del liberoscambismo, se volete del globalismo, la contrapposizione principale tornerà ad essere quella tra il patriottismo guidato dall'alto e quello alimentato dal basso: nazionalisti versus sovranisti. L'alto contro il basso, nella cornice però degli Stati nazionali, non in quella fantasiosa delle moltitudini di negriana memoria.

Se il nazionalismo è, per sua natura, élitario, pur rivolgendosi al popolo per alimentarsi di consenso, il sovranismo nasce dentro il popolo, ponendosi alla ricerca delle sue élites sia allevate nel suo seno, sia assoldando frazioni delle élites le quali, tuttavia, devono restare sotto il suo ferreo controllo politico.

Questo schema binario, nazionalisti versus sovranisti, è però ancora in gestazione, stante l'attuale predominio del liberoscambismo nella versione estremizzata del globalismo. Siamo in una fase di transizione in cui le forze patriottiche cominciano a manifestarsi (molto più il nazionalismo che il sovranismo) mentre il liberoscambismo appare ancora vincente. Ma la tendenza, a parere di chi scrive, è quella di una crisi crescente e irreversibile di quest'ultimo. La corsa tra nazionalisti e sovranisti è già cominciata, con noi sovranisti che scontiamo un forse inevitabile ritardo, ed è per questa ragione che diventa ogni giorno più urgente mettersi in gioco.

Dobbiamo anche chiederci quali possano essere i rapporti tra i nazionalisti e noi sovranisti, in questa fase. Si tratta di una questione delicata sulla quale mi riservo di riflettere ancora, sebbene sia ben consapevole che, al massimo, può esserci un accordo di temporanea desistenza. Anche in Italia, anzi soprattutto in Italia: questo giardino dove la civiltà occidentale è stata allevata per secoli dopo la fase dello svezzamento ellenico.

La questione, evidentemente, è quella dei rapporti con le formazioni nazionaliste nostrane, FdI e Lega Nord, ma in prospettiva anche FI, a pensarci bene. Nonché con le piccole formazioni già esistenti che insistono nel definirsi sovraniste ma sono, ad un'analisi appena approfondita, chiaramente inserite nella frazione nazionalista. Il fatto è che questo termine, ripeto di nostra invenzione nel 2012, "allappa" assai! Ma è giunto il momento di tirare una linea ben visibile, sulla quale poseremo la nostra Costituzione del 1948: chi è di quà è un sovranista, chi di là è un nazionalista!

Nel frattempo prepariamoci a ballare: in politica, come nella dinamica newtoniana, la dinamica di un sistema con tre corpi (globalismo, nazionalismo, sovranismo) è ancora di natura deterministica, ma sconfina con il caos.

mercoledì 20 settembre 2017

La domanda di tutte le domande è perché lagggente vogliono uscire dall'euro ma non sanno perché, e la risposta è la prima a sinistra. [post etil politico]

Ci sono degli elettori che vogliono uscire dall'euro? Quanti sono? Lo chiedo perché ho ascoltato Renzi accusare Salvini di voler uscire dall'euro come se costui sostenesse di volersi inchiappettare i pargoli, cosa per altro totalmente, assolutamente, chiaramente non vera (uscire dall'euro of-course, inchiappettarsi i pargoli non so). Salvini questa cosa (voler uscire dall'euro) l'ha detta, ma se l'è rimangiata. Non parliamone più, perché l'argomento è troppo serio, nonché attuale e urgente, per prendere in considerazione chi cambia idea. Uno che si rimangia la parola su questo tema è chiaramente un personaggio che mentiva, perché delle due l'una: o persevera su questa linea, oppure torna a casuccia sua. Salvini non è tornato a casuccia, inde non ce lo caghiamo più. Amen.

Scusate, oltre a Salvini c'è qualcun altro che voleva uscire dall'euro? Ah sì, il m5s (dice la pubblicità). Se voleva, oggi non vuole più! La cosa è chiara e limpida come acqua di sorgente. Peggio per chi se l'è bevuta! Magari se si ridimensiona, e ammette di non essere propriamente un sottile pensatore politico, forse può ricominciare dal consiglio di quartiere. Amen.

La Meloni? Scusate, perdonate, abbiate pazienza, vi ripropongo la domandina: Meloni vuole uscire dall'euro? Fatta la domanda datevi la risposta. Amen.

I sinistrati vogliono uscire dall'euro?


C'è qualcun altro che vuole uscire dall'euro? Yuhuuuu! C'è qualcunooooo?

E io dico di sì, c'è qualcuno che è stato dimenticato: lagggente. Ma lagggente perché vogliono uscire dall'euro? In tanti hanno provato a spiegare allagggente perché è meglio che lasciossero l'euro, pure io, in un paesino della ciociaria saudita. Eccomi qua:



Ora, abbasta confrontare le visualizzazioni della risata diabolica (82k) con quelle del mio video (432) per arrivare alla conclusione che laggente vogliono uscire dall'euro ma però non sanno cazzo perché. D'altronde, se il miglior sito politico d'opinione ai macchianera awards è quello di 'sto cazzo de ragazzotto che fa 30k visualizzazioni in tre ore, allora una conclusione bisogna trarla. E siccome io parto dal postulato assiomatico, che non è una malattia ma forse si, che gli stupidi sono i ciofani, perché ormai so che quando io ero ciofane non ci avevo capito una mazza altrimenti non sarei stato contento per dirne una dell'abolizione dell'equo canone solo per dirne una ma potrei dirne mille, allora la conclusione è una e solo una: lagggente non capiscono una mazza ma non si sa perché hanno ragione loro. 

Ma allora chi è che ha votato il sito del ragazzotto quale miglior sito politico d'opinione ai macchianera awards? Non sono stati lagggente, è ovvio. No dico ma voi ve l'immaginate lagggente che vanno sul sito del macchianera awards a votare per il miglior testa di cetriolo dell'anno? Eh! ma caro Fraioli, tu vivi fuori dal tempo. No signori, non sono io che vivo fuori dal tempo, siete voi che siete fuori di testa. Perché voi scambiate quattro o cinquecentomila blogger malati di mente per lagggente, che invece sono un'altra cosa. Vi dico una cosa: lagggente sono molto peggio di quanto si immaginano 'sti quattro cinquecentomila blogger sostenuti da tutto l'apparato merdiatico di regime, giornaloni e bombardieri televisivi sempre in volo 24h a sganciare letame concettuale. Lagggente vogliono uscire dall'euro e hanno raggione anche se non sanno perché e questo è tutto quello che c'è da capire ed è il motivo per cui non scoppia un quarantotto. 

Ancora. Alias just for now.

La domanda di tutte le domande è perché lagggente vogliono uscire dall'euro ma non sanno perché, e la risposta è la prima a sinistra.

Adesso faccio il serio


Prima però fatemi dire l'ultima. Ogni tanto (ogni tanto guagliò) mi piace ubriacarmi da solo e poi mettermi al computer. Diciamo che è una specie di surrogato compensativo dell'esperienza bacchico-dionisiaca necessaria alla cura dell'incurabile malattia che affligge il maschio italico (italico, solo italico) consistente nella cronica scarsità di fimmine invasate. E allora il vino sostituisce il desiderio orgiastico.

No dai, ci avete creduto che avrei fatto sul serio? Però una cosa, prima di sprofondare nel deliquio etilico (tanto domani entro a terza ora) mi preme dirla. Il punto è sempre la domandona: perché lagggente hanno ragione a voler uscire dall'euro ma non sanno perché? Colpa dei giornaloni e del bombardamento 24h delle televisioni? Visto la Bianca Berlinguer questa sera? No dico, la figlia di Enrico Berlinguer! Ma secondo voi lagggente si facciono imfacocchiare dalla Biancuzza Berlinguera? Nahhh! Lo sapete chi sono quelli che infacocchiano lagggente? No vero? Ve lo dice Fraioli, cari boys. Sono i sinistratelli. Sapete, quella gentucola che hanno sempre raggione quelle faccette da pipistrello col ditino alzato che loro sono i primi della classe tanto carucci gentili democratici contro la violenza tolleranti antifascisti de 'sto cazzo rotti in culo sempre pronti ad afferrare la prima occasione colmi di livore contro chi vive la vita vera che è sangue e merda ma non hanno le palle per farlo. Sono loro. Sono quelli che se gli parli di euro ti dicono "ma ancora con questa storia?", come se fosse una cosa passata di moda. Sono quelli che che due più due fa quattro è vero se non gli tocchi l'euretto, altrimenti fa cinque ma anche tre o sette o il picchio che ti pare purché la divinità cui sono fedeli per averli sodomizzati da piccoli non sia messa in discussione. Perché loro, i sinistrati, non possono sbagliarsi. Loro, i sinistrati, tengono famiglia allargata. Loro, i sinistrati, sono nel giusto assiomatico. Loro non possono ammettere, come faccio io che sono un bifolco di Castro che quando ero contro l'equo canone, perché la mia famiglia aveva due appartamenti in affitto a Roma, mi sbagliavo credendo di difendere i miei interessi e invece mi stavo tagliando le palle da solo! A vabbè, ma allora tu, Fraioli, sei un capitalista!

Questa gentucola che è per il popolo ma non appena il popolo progredisce lo guardano con inquietudine perché non sia mai che il fabbro cafone che non ha fatto il liceo si fa la bella macchina lavorando e li mette in ombra, loro che non hanno mai preso un attrezzo da lavoro in mano. Però nei sindacati comandano loro, nei giornaloni fanno i direttori dopo aver "servito il popolo" da ciofani scapestrati, nella web-economy sguazzano felici tanto pigiar tasti non fa sudare e due più due fa quel che gli pare, miserabili servetti dei servi del potere vero. 

Sono loro, i sinistratelli, i veri garanti dello stato delle cose per cui lagggente vogliono uscire dall'euro ma non sanno perché. Sono le loro menzogne, è la loro corrotta e attiva resistenza, celata dietro le maschere del perbenismo sinistratello e frocesco, le più forti paratie dell'ordine internazionale dei mercati. 

Cazzo, ho detto "frocesco"! Son forse fascista? Forza, presto, immantinente si applichi alla mia condotta la legge Fiano. No cari sinistratelli, non sono fascista, né comunista, sono solo ubriaco. Ma una cosa voglio dirvi, la questione dell'euro non è passata di moda. Fatevene una ragione.

Post scriptum: vi prego di non condividere questo post. Anzi, dimenticatelo se lo avete letto. Sono solo incazzato come non mai, e avevo bisogno di sfogarmi. Lo pubblico perché so che farà bene ai pochi con cui condivido i miei più reconditi e sinceri sentimenti, persone incazzate come me per la viltà di tanti compagni che abbiamo frequentato per una vita e ai quali abbiamo dato credito e donato amicizia, che ci hanno deluso oltre ogni immaginazione. Questa sera mi ubriacherò oltre ogni decenza per dimenticare la loro vile condotta, domani tornerò alla pugna. Con costoro c'è ormai solo inimicizia e disprezzo, Sapesserolo. Due più due fa quattro, stronzi.

mercoledì 13 settembre 2017

Il tallone di ferro (parte I)

La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, lo stesso vale per la politica. Non c'è reale soluzione di continuità tra la guerra e la politica, sebbene ci sia un'asimmetria; nel senso che mentre per imporre la guerra basta la volontà di una sola delle parti, affinché il terreno di scontro sia la politica occorre il consenso di tutte. Ne segue che se oggi in Italia e in Europa non siamo in guerra, ciò accade perché le parti in lotta lo trovano (ancora) conveniente. Corollario di questa constatazione è che nessuna delle parti deve tirare troppo la corda, onde evitare che qualcuno, messo alla disperazione, possa scegliere la guerra. Alcuni sostengono, ad esempio, che sia nella prima che nella seconda guerra mondiale la Germania e il Giappone siano stati costretti a scegliere la guerra. Non so quanto ci sia di vero in ciò, sebbene la logica delle cose umane mi suggerisca che, almeno come ipotesi, non lo si possa escludere a priori.

Il fatto che un conflitto sia giocato sul piano politico non significa che esso non produca disastri, come dimostrato dai dati della produzione economica italiana, che ha subito, in seguito alla crisi dell'eurozona, una contrazione maggiore che nella seconda guerra mondiale. Non mi prendo la briga di riportare i dati perché sono noti, e chi poteva capire ha capito. Gli altri, almeno in questo momento, non contano. Verrà il momento di raccogliere i ritardatari, che dovranno necessariamente mettersi umilmente in fila e a servizio di chi ha già capito. Se vi sembro arrogante non vi state sbagliando: lo sono. Dunque scrivo per i pochi e felici, come ormai faccio da qualche anno, almeno da quando ho smesso di aggiornare il vecchio sito ecodellarete.net con l'apodittica affermazione

Voi fate il c...o che volete, ma non venite a scassarmi la minchia dopo il bombardamento!

Con l'avvicinarsi delle elezioni politiche del 2018 lo scontro politico sta diventando più aspro. Le forze in campo sono, da una parte, tutti i partiti politici presenti in Parlamento, dall'altra tutto il popolo. In teoria il Popolo dovrebbe essere il più forte, e vincere a mani basse, ma mentre il sistema dei partiti è una schiera organizzata che agisce secondo una regia condivisa e, comunque, vigilata dalle grandi concentrazione del potere privatistico, politico, economico e ideologico dell'occidente liberista, il Popolo è del tutto privo di organizzazione e, soprattutto, di una base ideologica comune. Il che ha, come conseguenza, la sua totale incapacità di sfuggire alla polverizzazione individualistica delle posizioni, dei punti di vista, delle visioni particulari. Ciò nonostante, il Popolo è e resta una minaccia perché non si può mai escludere che, d'improvviso, dalle sue viscere risorga, impetuosa e inarrestabile, la capacità di ergersi a schiera in difesa dei suoi interessi.

Se è l'1% che domina il mondo, questo 1% teme che, dalle viscere del Popolo, possa emergere una forza politica organizzata capace di raccogliere l'1% del consenso popolare!

La partita si gioca oggi su questa scommessa. E' sufficiente che una forza politica popolare organizzata riesca a raccogliere l'1% alle prossime elezioni politiche perché lo scenario cambi radicalmente. Il problema è, per noi, di costruirla; per €$$I impedire la sua nascita. E poiché lo scontro è ancora di natura politica, dunque basato sulla conquista del consenso, che passa per la manipolazione del racconto, ecco che si è dato il via alla stagione delle fake-news. Le quali, è bene intendersi, non sono soltanto le notizie false create ad arte, che pure abbondano sia sui media mainstream che sulla miriade di siti direttamente controllati da €$$I o ideologicamente conquistati alla loro visione del mondo! Il grosso del lavoro, se si analizza con attenzione la narrazione mainstream, viene fatto a partire da fatti reali che vengono opportunamente amplificati e riproposti serialmente, così da accendere in basso discussioni interminabili, che favoriscono la segmentazione dell'opinione pubblica generale su una grande quantità di temi altamente divisivi. Si va dai vaccini agli stupri, dalla pretesa emergenza climatica alle scie chimiche, dal femminicidio ai diritti dei finocchi, dai suicidi degli adolescenti alla proposta di legalizzare le droghe leggere, dalle criptomonete ai robot, fino alla messa al bando delle nostalgie popolari e folkloristiche del Duce, e chi più ne ha più ne metta. Tutto, purché non si parli della ciccia del problema, che è una semplice, evidente, chiara e lampante questione di equilibrio dei poteri tra le classi sociali, tale da rendere possibile l'esercizio della democrazia.

Perché è la democrazia, e non altro, la vera posta in gioco dell'età contemporanea. Quella democrazia che è presupposto essenziale affinché la stessa lotta di classe possa svolgere la sua preziosa funzione evolutiva, sia pure tra i mille deprecabili conflitti che conosciamo. Il fatto è che il rapidissimo sviluppo tecnologico ha creato le condizioni di un golpe ultraoligarchico, che ha interessato l'intero occidente, posto operativamente in essere dalla metà degli anni settanta del secolo scorso. C'è stata una vera intenzionalità politica, che ha fatto leva sullo straordinario avanzamento tecnologico degli ultimi decenni come strumento atto a limitare, dapprima, infine comprimere totalmente, la partecipazione alla vita pubblica di tutte le altre classi sociali, consegnando il potere esclusivamente nelle mani di un'élite politica, ideologica, militare e finanziaria numericamente ridottissima. Ci riferiremo a questa super élite mondialista, il complesso militar industriale e finanziario dell'occidente allargato - cioè Stati Uniti e Unione Europea - con un'espressione ben nota: il tallone di ferro.

Non è, si badi bene, un blocco monolitico, sebbene sia unito dall'interesse comune di mantenere sottomesse tutte le altri classi sociali. Anzi, è altamente probabile che al suo interno possano, in futuro, esplodere guerre catastrofiche, senza che noi Popolo si abbia il minimo potere di impedirli, ma che dovremo subire come capi di bestiame destinati all'abbattimento di massa, se ad €$$I converrà.

Dobbiamo rispondere, a questo punto, a due domande: se sia ancora possibile opporsi al tallone di ferro, e quanto ciò sia pericoloso. Partirò dalla seconda questione affermando che sì, in effetti, minacciare seriamente il tallone di ferro è cosa pericolosissima, sia per chi lo fa che per l'intera società nel suo complesso. Ancor più pericoloso sarebbe adottare una strategia sbagliata, ad esempio attaccarlo in campo aperto. I mezzi di cui dispone non sono solo quelli della narrazione dominante - €$$I sono i Padroni del discorso - ma anche della repressione poliziesca e militare. Tali mezzi, però, costituiscono anche il limite della sua forza perché il tallone di ferro non può dominare senza il consenso, a dispetto del suo strapotere militare. Questo è come la bomba atomica, che può essere agitata come minaccia ma mai usata, perché le conseguenze sarebbero imprevedibili anche per le loro menti raffinatissime. Ed è questa la ragione per cui, nonostante tutto, la battaglia si svolge, ancora e speriamo a lungo, sul terreno politico.

In campo politico il tallone di ferro è fortissimo sul piano della narrazione veicolata dagli strumenti tecnologici: televisione, giornali, cinema, editoria tradizionale e online, cui si aggiunge la capacità di costruire frames culturali attraverso il controllo delle carriere universitarie. Tutto ciò si traduce in consenso politico, la qual cosa pone sotto il suo controllo le burocrazie statali nonché, come già detto, gli apparati repressivi. Un suo punto debole, complementare alla problematicità di usare esplicitamente questi ultimi, è costituito dalla fragilità di un consenso fondato su una massa enorme di falsità. Tale consenso, dunque, può essere conservato solo a patto che permanga la condizione di polverizzazione politica di tutte le classi sociali.

Ma il vero tallone d'Achille del tallone di ferro è nella natura teleologica del progetto sottostante. La super élite mondialista dell'occidente allargato pretende di modellare il mondo in funzione della sua necessità di consolidare un potere che è strutturalmente fragile, perché non è la risultante hamiltoniana di un ordinato e regolato conflitto di classe: quello che dovrebbe essere, ed è storicamente stato, il compito naturale delle classi dirigenti. L'impossibilità di controllare la creazione e distribuzione della ricchezza non è nelle possibilità di nessuna super élite numericamente ridottissima, sia essa un partito comunista o la massoneria golpista dell'occidente allargato, ed ecco che costoro hanno adottato una teoria, l'allocazione ottimale dei fattori di produzione ad opera delle sole forze del mercato, la quale oltre ad essere altrettanto folle della pretesa dei comunisti di pianificazione totale, è anche viziata dal fatto che questo mitologico mercato non è a concorrenza perfetta. E non può esserlo per umanissime ragioni: chi, potendo approfittare di una posizione dominante, è disposto ad abbandonarla in ossequio alle regole necessarie alla costruzione di un mercato conforme a questa irenica visione? Ecco allora che si assiste al proliferare di regole, normative e quant'altro che, quando non sono sfacciatamente asimmetriche, e sempre a favore degli interessi delle parti più forti, vengono in ogni caso disattese dalle stesse e subite da quelle più deboli. Anche in questo la super élite mostra la sua incapacità nel perseguire teleologicamente la propria visione, ed è per questa ragione che l'unico e solo modo che ha di mantenere il potere è quello di incrementare la potenza di fuoco della sua narrazione.

Fine parte I