domenica 20 agosto 2017

Sex toys

Guardatevi questo video:


Poi fatevi un giretto sul sito di Pianeta Donna.

“Vogliamo un mondo in cui le donne non sono oggetti sessuali, ma possono averli tutti”. È questo il messaggio del primo spot di sempre in Italia dedicato ai sex toys. Va in tv, quella generalista, e la sera, alle 23 e non alle 4 del mattino. Non solo un avvenimento di costume, ma una piccola grande rivoluzione che mette al centro la donna e ne fa la portavoce esclusiva di un messaggio d'amore, prima di tutto verso se stessa. 

Questo passaggio è ossimorico: "un messaggio d'amore, prima di tutto verso se stessa".

Sapete che vi dico? Sono contento di avere 62 anni e spero di morire presto (cioè giovane uah! uha! uha!). 

Questo mondo non è più per me, dunque delle due l'una: o combatto per distruggerlo dalle fondamenta, oppure mi tolgo dai coglioni. Finirà con la seconda che ho detto, ché l'impresa è disperata, ma peggio per chi resta. Attenti, il punto non è che mi dia fastidio che le Tonne si infilino tra le gambe zucchine, cetrioli o melanzane, come hanno sempre fatto dai tempi dell'Iliade e anche prima, è il modo che m'offende. Forse che i maschi non lo infilano in ogni pertugio? Galline, pecore, buchi scavati per terra, tecniche artigianali fantasiose, da sempre fanno parte dell'immaginario sessuale di noi maschietti; perfino i buchetti di altri maschietti che si offrivano all'uopo, che una volta chiamavamo froci e oggi sono gay. Ma tutto ciò faceva parte dell'intimità di ogni essere umano, alla cui difesa credevo di contribuire anch'io quando, negli anni settanta, ero per la liberazione sessuale. Che per me significava una ed una sola cosa:

Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno! 
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
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Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!
Fatevi i cazzi vostri e parlate di meno!

Peccato che una simile civile e dignitosa posizione non vada d'accordo con un principio che ormai domina le nostre vite: tutto è merce. E allora la zucchina, il cetriolo o la melanzana presi al supermercato (meglio dall'orto) non vanno più bene, ci vuole il dildo a cinque velocità, magari con l'audio che quando le fotte grida "troia puttana dimmelo che ti piace!".

E che ce lo deve dire il dildo? 

Ma allora anche noi maschietti vogliamo la superbambola sexy computerizzata con la pelle vellutata e il telecomando che quando la fotti ci grida "sì sì sì nessuno mi fa godere come te!". Oppure, cambiando programma, ci sussurra "amore mio come sei tenero".

Quando si arriva al punto che anche l'intimità degli esseri umani, sapete: quella cosa che fa sì che esistano concetti come "trasgressione", "depravazione", in inglese "freak" da cui il romanesco fricchettone, diventa una cosa mercificata pubblicizzata in televisione, ecco, allora è il momento di prendere le armi. 

Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! 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Oddio, che ho detto! Oddio, che ho detto! 

sabato 19 agosto 2017

La geopolitica da bar e l'opzione sovranista della neutralità

Al bar di Castro dei Volsci, mentre sorseggio il secondo caffettino della giornata, uno dice "è strano che in Italia non ci siano attentati". Ovviamente la frase era per me che, al baretto, sono considerato l'esperto di politica ed economia. Una condizione di cui cerco di non abusare per non fare la fine del tuttologo. Nell'occasione, però, ho raccolto al volo l'assist, e ho risposto: "non vi sembra che questo sia un ottimo indizio del fatto che questi attentati non sono opera di cani sciolti?".

Perché non ci sono "cani sciolti" in Italia?


In effetti, se escludiamo la strage di Bologna che sembra essere stata un attentato non voluto (a quanto pare l'esplosione fu accidentale) l'Italia ha subito due soli episodi riconducibili (anzi, chiaramente ricondotti) al terrorismo mediorientale: le due stragi dell'aeroporto di Fiumicino del 1973 e del 1985. E in entrambi i casi gli autori non erano cani sciolti. Allo stesso modo, la stagione del terrorismo brigatista è concordemente ricondotta alla commistione di interessi tra una banda originaria di esaltati (le cosiddette prime BR) con i servizi segreti deviati italiani, e di altri paesi, che, per ragioni diverse, avevano interesse a indebolire lo Stato italiano nei termini della sua proiezione geopolitica nel Mediterraneo, nonché a preparare il terreno per il cambio di regime necessario ad assicurare l'adesione del nostro paese al trattato di Maastricht.

A rigor di logica, dunque, e al netto delle numerosissime discrepanze, incongruenze, strane coincidenze e quant'altro divulgate da siti e blog di controinformazione cosiddetti complottisti, è del tutto ragionevole interpretare la lunga sequenza di attacchi terroristici che stanno insanguinando l'Europa come episodi di uno scontro in atto tra le potenze imperialistiche occidentali. Uno scontro nel quale rischiamo di essere coinvolti anche noi, senza che la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica ne sia consapevole. Un esempio tra tanti: solo chi segue gli eventi con un minimo di attenzione e di metodo è informato del fatto che circa 900 soldati italiani, 700 dei quali del corpo di élite della Folgore, sono già schierati in Libia a sostegno del regime di Tripoli governato da Sarraj e appoggiato dagli USA, contro il regime di Tobruk governato dal generale Haftar e appoggiato dalla Russia. L'invio del nostro corpo di spedizione è stato deciso dopo l'iniziativa dei cari cuginetti d'oltralpe che, tramite i buoni uffici dell'europeista Macron (daie a ride) cercano di rientrare in gioco su un teatro nel quale, a dispetto del loro protagonismo nella guerra a Gheddafi, hanno ottenuto finora meno di quel che speravano.

Link: Nel castello con Macron. Sarraj e Haftar siglano un accordo per il cessate il fuoco in Libia e elezioni appena possibile. L'incontro su iniziativa del presidente francese. Alfano infastidito: "Sulla Libia troppe iniziative"

A sentire l'europeista (daje a ride) Macron "La crisi libica contiene due problemi ritenuti 'prioritari' dal governo francese: la lotta alla minaccia terroristica e quella contro il traffico di migranti". Non una parola, ovviamente, sul fatto che di fronte alle coste dell'Egitto è stato scoperto dall'ENI il più grande giacimento di gas mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo (un affaruccio che, da solo, vale dai 300 ai 500 mld di €, senza considerare le ricadute in termini geopolitici legate alla possibilità/necessità di diversificare l'approvvigionamento energetico). Né un cenno al fatto che il 30% del suddetto giacimento sia stato venduto dall'ENI ai russi di Rosneft.

Link: Eni scopre nell'offshore egiziano il più grande giacimento a gas mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo

Però i giornaloni e tutta la corazzata mediatica che, ogni santo (o maledetto) giorno, non fanno altro che instillare nella testa dellaggente l'idea che gli attentati sono opera di fanatici integralisti impegnati nel jihad per la riscossa dell'Islam, e dunque sarebbero cani sciolti, questi dettagli di secondo ordine (aridaje a ride) non li pubblicano, oppure lo fanno nelle pagine interne, con la conseguenza che solo una minoranza di cittadini riesce a leggere, informarsi e interpretare il quadro generale. Per cui è facile definire la minoranza di questa minoranza, quella che gestisce siti e blog di controinformazione, come complottisti. Un'operazione di sicuro successo per i "padroni del discorso", anche perché, e questo è bene sottolinearlo per non dimenticarlo mai, è purtroppo vero che, sul totale di questi siti di controinformazione, solo una sparuta minoranza è gestita da persone dotate di un minimo di capacità culturali, e solo una minoranza di questa sparuta minoranza è composta da soggetti realmente indipendenti, e non a loro volta affiliati, quando non addirittura assoldati, da una delle fazioni in lotta. Non chiedetemi di far nomi, tanto chi può capire capisce, gli altri si arrangino. Una sola precisazione: non mi riferisco a siti o blog di economia.

In questa situazione di voluta disinformazione, e in vista delle elezioni del 2018, la partita che gioca l'Italia è di una complessità estrema, anche solo considerando lo scenario mediterraneo. Siamo alleati degli USA, in Libia, contro l'Egitto sostenuto dalla Russia, ma abbiamo un interesse strategico in comune sia con l'Egitto che con la Russia; i francesi, al solito, giocano sporco; gli inglesi fanno il gioco degli USA, as usual, essendone i più fedeli alleati (brexit o non brexit, Trump o non Trump); nel frattempo, in sede UE, prendiamo ordini dall'asse franco-tedesco, ricattabili e ricattati come siamo perché nella Commissione Europea la maggioranza è saldamente in mani carolinge, con buona pace di Franco Modigliani che pensava di riuscire a imbrigliare la Germania costringendola ad una gestione collegiale della politica economica.

Ma naturalmente gli attentatori sono cani sciolti che combattono per il jihad, i quali colpiscono ovunque ma non in Italia!


Come si spiega questa macroscopica contraddizione? Mi permetto di avanzare un'ipotesi che, ovviamente, non ho espresso al bar di Castro dei Volsci per non passare da "esperto" a "tuttologo", ma che a voi, sparuta pattuglia di lettori, mi azzardo a sottoporre. Per far questo devo tirare in ballo Israele, un protagonista dimenticato, dal mainstream, delle convulsioni nel Mediterraneo e Medio Oriente, ma dotato di un centinaio di ordigni nucleari sotto il suo diretto ed esclusivo controllo, mentre noi ne abbiamo altrettanti ma gestiti dagli USA. Ebbene, penso che l'Italia, dai tempi di Andreotti e forse dalla misteriosa fine di Mattei (che magari è dire la stessa cosa) abbia contrattato una posizione di non belligeranza (fatte salve le partecipazioni ad operazioni militari concordate all'unanimità tra gli stati dell'occidente, e comunque sempre in posizione defilata) in cambio della libertà di fare affari rispettando gli equilibri di volta in volta sanciti dai rapporti di forza militari, e che il fulcro di questo equilibrio sia la nostra posizione di assoluta non ingerenza negli affari di Israele garantita, a sua volta, dall'arsenale nucleare americano dispiegato sul nostro territorio.

In pratica, e per dirla in termini che anche gli avventori del bar di Castro dei Volsci potrebbero comprendere, noi aspettiamo che i nostri grandi "alleati" (daje a ride) giochino la loro partita, poi facciamo affari con tutti. In questo siamo simili al Giappone e alla Germania, paesi sconfitti nella seconda guerra mondiale, con la differenza che alla Germania, alleatasi con la Francia per esercitare il dominio sull'UE, possono aprirsi nuove prospettive - a patto che l'euro regga - mentre noi siamo ostaggio degli USA, degli inglesi e del loro cane da guardia Israele.

Questa è una collocazione internazionale dalla quale la nostra politica estera non può discostarsi eccessivamente, a meno che il grande capitale italiano non riesca ad entrare organicamente nel nucleo dell'Europa carolingia pagando il prezzo richiesto in termini adesione al modello socioeconomico dell'ordoliberismo, e quindi di smantellamento di quello inscritto nella nostra Costituzione. Il primo attentato in terra italiana sarà il segnale che questo equilibrio sta saltando.

Per la terza volta in un secolo dobbiamo scegliere se schierarci con gli angloamericani o con gli imperi centrali. Oppure restituire la sovranità al popolo, come impone la nostra Costituzione, e scegliere la stretta e difficile via della neutralità. Anche al costo di battere i denti per il freddo e spegnere i condizionatori quando fa caldo.

lunedì 14 agosto 2017

La prima legge dell'universo biologico (PLUB)

"A Luigi, che è, appunto, un famoerpartitista (e non c'è naturalmente nulla di male, e lui sa che io lo stimo), penso di aver detto una volta per scherzo che se mi davano una disoccupazione al 30% come in Germania dopo l'austerità (quella di Brüning), il partito glielo facevo in un attimo.Ho fatto male a dirglielo, perché in effetti siamo messi peggio. Speriamo che se ne sia dimenticato: altrimenti, la sua sarà la tessera numero uno (ma il partito non si farà in un attimo: anzi, non si farà per niente). " (Alberto Bagnai nel post "La disoccupazione in teoria e in pratica")

Dunque, se ho capito bene, er partito non si poteva fare prima perché ce vojono i sòrdi, non si può fare adesso ma non si capisce perché. Forse perché, con una disoccupazione superiore al 30%, sarebbe un partito nazistoide? Come sapete ho smesso da tempo di sforzarmi di capire il pensiero di Bagnai su uno dei versanti della sua specializzazione, quello politico, e mi limito a leggere le sue analisi economiche. Sempre più svogliatamente, per altro, perché una volta afferrato il concetto che avere una moneta unica senza Stato conviene solo al capitale e ai paesi più forti, non è che, ingozzandosi di dati e analisi, le cose possano cambiare. Il punto è che la Storia non è razionale, e men che mai razionalmente economica! Salvo a posteriori, in ogni senso.

E' giunto il momento, però, che io vi metta al corrente della Prima Legge dell'Universo Biologico (nel seguito PLUB) da me stesso medesimo di pirsona pirsonalmente scoperta all'età di quindici anni, che ho inutilmente tentato di far capire nel mondo di melassa degli psichicamente subordinati nel quale mi sono trovato a passare quasi tutta la mia vita. E che, forse, adesso entrerà nella zucca di molti di loro:

Prima legge dell'universo biologico - PLUB: Ogni entità biologica tende ad espandersi fino a quando non trova almeno un altro organismo che la fermi.

L'ho scoperta il giorno in cui, uscendo di casa furibondo dopo un litigio con mio padre, incontrai per strada un energumeno che era solito deridermi davanti a tutti, cosa che sopportavo perché il suddetto era molto più grosso di me. Non però quel giorno, in cui ero carico di adrenalina e di aggressività verso il padre (anche lui molto più grosso di me e comunque intoccabile per ovvie ragioni). Ecco, quel giorno l'entità biologica grossa venne fermata, da allora e per sempre, dall'entità biologica piccola, che le si scagliò contro con una furia mai vista. Da allora il fringuello poté circolare per strada senza più timore.

La PLUB non si applica solo ai singoli organismi, ma anche alle società che questi formano, ed ha validità in ogni genere di conflitto. Anzi, ne è il presupposto ontologico. In pratica, vi sto dicendo che la PLUB è all'origine sia della lotta di classe che dei confronti geopolitici, nonché (mi pare ovvio) dei litigi tra fidanzatini. Ne consegue che invocare l'avvento di una fumosa razionalità degli agenti economici che possa evitare il massacro sociale conseguente all'adozione di una moneta che (Illo dixit 2 dicembre 2012) è un metodo di governo, è un errore politico bello grosso.


Insomma er partito s'adda fa', e si farà perché la Storia non si ferma nemmeno davanti al portone dell'Accademia. Ed io non ho mai capito perché, dopo aver sostenuto che l'euro è un metodo di governo, Alberto Bagnai si sia messo a deridere i #famoerpartitisti, di fatto lasciando cadere l'opzione di muoversi con anticipo rispetto alla necessità ontologica di farlo comunque ma, ahimè, con anni di ritardo.

Per quanto mi riguarda, sono da sempre un #famoerpartitista. Quando nel 2005 incominciai a far politica, immediatamente pensai alla partecipazione alle elezioni amministrative comunali, tant'è che fui tra i principali promotori di due liste civiche a Frosinone nel 2007 e 2012; nello stesso periodo mi avvicinai al m5s, sempre con la stessa visione: costruire, per dirla nel gergo goofynomico,  un #movimentodarbasso. Lasciato il m5s e conosciuto Bagnai, dopo aver appreso molto da lui (ma non solo da lui) pensai che egli potesse diventare una leva fondamentale per la costruzione di un #movimentodarbasso su scala nazionale, operazione che immaginavo potesse essere condotta a termine nel giro di cinque anni, dapprima con una non partecipazione attiva alle elezioni politiche del 2013, successivamente con una chiamata generale all'impegno politico, sì da essere pronti per quelle del 2018. Nulla di tutto ciò è minimamente accaduto (non solo a causa della sua opposizione, ad esser sincero) e tuttavia la necessità ontologica di organizzare politicamente il mondo del lavoro si ripresenta oggi e si ripresenterà in futuro, sempre e comunque. Per una semplice e banale ragione: non c'è alternativa.

La verità è che si sono persi cinque anni per andar dietro all'illusione che la razionalità economica avrebbe preso il sopravvento. Ebbene, chi ha detto che prima era troppo presto e adesso troppo tardi si collochi. La statistica, che serve a dimostrare che ha vinto chi era più forte è (forse) una scienza, ma funziona a posteriori (in ogni senso) e pertanto non determina il futuro. Al massimo, salvo errori e/o manipolazioni dei dati, sancisce il passato.

E adesso primitivo di Manduria! Prosit...

domenica 6 agosto 2017

Trallallero trallallà (quando rinfresca scrivo quello che mi va)


Molte ore più tardi, al fresco della notte castrese...


Perché mi devo sforzare a scrivere, quando il flusso random-oriented di FB mi offre questa riflessione dell'amico Massimiliano Veneziani?

"A che punto e' il movimento sovranista in Italia!? Risorgimento socialista in Sicilia si Allea con Rifondazione e possibile.
CLN con gli indipendentisti siciliani che fino ad un'anno fa' erano pro Euro
Altri si dividono sui vaccini ed altri ancora, seppur nel merito di avere un'organizzazione, contano con il pallottoliere l'ennesimo 'sovranaro' in piu'
Questa e' la parodia triste di quello che dovrebbe essere la resistenza nostrana alla dittatura UE. 
Un branco di incapaci, desiderosi di evidenziare la propria preparazione o affermarsi in un mondo che non esiste ancora. 
Andate a cagare!"

Caro Massimiliano, consoliamoci col tango.

giovedì 3 agosto 2017

La "Leuropa": origine del termine e significato

Immagino abbiate fatto caso al fatto che spesso, nei post su FB e su TW, ma anche in articoli sulla blogosfera, compare il termine "leuropa", ad indicare sarcasticamente l'Unione Europea. Da dove salta fuori questo neologismo? Consentitemi di fare il professorino, che ve lo spiego immantinènte.

Quando viene scritto un post o un articolo su una qualsiasi piattaforma CMS (Content Management System) sia essa un semplice blog o un giornalone online a caratura nazionale o internazionale, all'atto del salvataggio è necessario assegnare ad esso un indirizzo unico. L'operazione avviene in automatico, ed è gestita da quello che nel gergo degli informatici (schiatta alla quale appartenni in una vita precedente) si chiama "http handler" (in ambiente .NET - in altri ambienti ha altri nomi, ma è sempre la stessa fesseria).

Una delle tecniche più in voga consiste nel prelevare il titolo del post, depurarlo di tutti i caratteri non permessi in una URI, verificare che ciò che resta sia effettivamente una stringa unica nell'ambito del dominio che ospita il sito web e, in caso affermativo, utilizzarla come indirizzo unico del post; oppure fare la stessa cosa dopo averla modificata in base a qualche algoritmo appositamente creato. Il risultato è un indirizzo unico la cui lettura costituisce, molto spesso, un abstract del titolo. Vi faccio un esempio.

Prendiamo questo articolo di Enrico Grazzini, dal titolo "Francia e Germania gettano la maschera: sotto l'europeismo c'è il nazionalismo". Ebbene, l'URI corrispondente, generata da un http handler appositamente codificato ed eseguito sul web-server, è questa:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/francia-e-germania-gettano-la-maschera-sotto-leuropeismo-ce-il-nazionalismo/

L'http handler ha generato la parte in grassetto: francia-e-germania-gettano-la-maschera-sotto-leuropeismo-ce-il-nazionalismo/

La vedete la stringa "leuropeismo"? E' stata ottenuta, chiaramente, da "l'europeismo", togliendo l'apostrofo (anzi: lapostrofo).

Ecco, la "leuropa" nasce da questo, ed è diventato velocemente un modo, sarcastico e spregiativo, di riferirsi all'Unione Europea, che allude al fatto che l'Europa, intesa come continente con una storia antica, ricca e complessa, non è la Leuropa; che è invece un aborto di trattati internazionali imposti ai popoli europei da una minoranza di laleuropeisti, in sprègio alle costituzioni vigenti e a dispetto delle ripetute bocciature, nei referendum confermativi, degli stessi.

Poi è accaduto che il termine "Leuropa" sia finito sotto gli ochi di Illo. Il quillo, adottandolo, lo ha fatto diventare di moda...

mercoledì 2 agosto 2017

Nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino

E chi si perde è di Berlino. Non è difficile da capire.

Il nucleo dei trattati europei è chiaramente incompatibile e opposto alla nostra Costituzione. Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno che non si sia di Berlino. Non è difficile da capire.

Chi dichiara di essere contro i trattati europei non può agire politicamente in contraddizione con ciò. Dunque non può dar vita ad alleanze con forze euriste continuando a dirsi sovranista. Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.

Chi vi avvicina invitandovi ad aderire a un progetto politico sovranista e poi stringe alleanze con forze euriste vi sta offendendo, perché delle due l'una: o ha pensato che siete citrulli, oppure immaginato che, una volta entrati, vi sareste lasciati sedurre dalla concessione di qualche miserando ruolo tale da convincervi a rimanere. Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.

Chi entra in un progetto politico sovranista, dichiarando dunque di essere contro i trattati europei, e subito dopo comincia a proporre nuovi temi, dai vaccini alle scie chimiche, è un mentecatto oppure un agente della Regina di Prussia. Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.

Chi, pur denunciando il disastro causato dall'adesione all'euro e all'UE, tuttavia rinuncia all'impegno politico, dimostra senza ombra di dubbio di tenere famiglia. Un'opzione legittima e degna di rispetto, ma non un esempio da additare. Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.

Chi, pur essendo sovranista, sostiene che non è ancora tempo di agire politicamente perché i tempi non sono maturi, è come quel barbiere che scrisse sotto l'insegna del suo negozio "oggi si paga domani no". Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.

La grande caccia al "tesssòro dei sovranisti"


I sovranisti hanno un tesoro (anzi: un tesssòro) costituito dalla verità storica dei fatti e da quella, molto concreta, dell'agenda politica odierna fatta di circostanziate e documentate denunce della vera natura e ratio di Fiscal compact, bail-in, unione bancaria, acquisizioni estere, mosse geopolitiche. Sebbene i sovranisti siano politicamente ed elettoralmente ancora insignificanti, la realtà del disastro economico, politico e geopolitico in cui il paese è stato costretto dall'adesione acritica, da parte delle élites, al progetto leuropeista, rischia di tracimare dalle pur strettissime maglie del controllo sociale ingegnerizzato. Da ciò consegue che anche la sola ipotesi che una lista sovranista riesca a scendere in campo alle prossime elezioni politiche, ottenendo un risultato anche men che nullo elettoralmente, suscita inquietudine e spinge alla ricerca di contromisure preventive. Esaurite le cartucce della disinformazione, poiché la critica al progetto di devoluzione della sovranità nazionale nelle mani del grande capitale carolingio in cambio del controllo della marca italica promesso al capitalismo straccione nostrano (per altro sempre sub-iudice da parte dei potentati del nord) comincia a diffondersi, ora è il momento di passare ad altri metodi. Prima degli squadroni della morte ci sono altre opzioni, la prima delle quali è l'entrismo. A questo seguiranno limitazioni alla libertà d'espressione, l'infiltrazione dell'intelligence politica, qualche nuovo teorema giudiziario creato ad arte e infine, appunto, l'opzione squadristica. Il finale essendo, frattalicamente, una nuova marcia su Roma e un nuovo duce.

Non vi consoli l'idea che la Storia, ripetendosi, lo faccia in farsa, perché qui da noi la farsa c'è già stata. 


L'entrismo


L'entrismo è una tattica che consiste nell'inquinare la coerenza del messaggio politico della controparte utilizzando due metodi: a) infiltrare i quadri dell'avversario con propri elementi e b) corrompendone parte dei leader con promesse di ricompense di vario genere, in modo esplicito o, più spesso, in modo ellittico, così da favorire mutamenti della linea politica. Tanto più efficaci risultano entrambi i metodi, quanto più si avvicina un importante appuntamento elettorale, fallendo il quale l'avversario politico viene ricondotto all'ininfluenza.

L'entrismo del primo tipo è più facile da praticare utilizzando elementi di forze politiche che, sebbene facciano parte della stessa tradizione del vero avversario politico, siano in realtà inglobate nel sistema di potere dominante. Sono, insomma, i macellai col grembiulino rosa, sul quale gli schizzi di sangue si vedono di meno. L'entrismo del secondo tipo fa leva sulle debolezze umane, cioè sul fatto che ai margini del sistema di potere dominante ci sono sempre singoli individui, o piccoli gruppi, che si sentono frustrati perché estromessi dal sistema di ricompense e, in virtù di ciò, tendono ad avvicinarsi all'opposizione reale nella speranza di ottenere un minimo di visibilià, ma sono sempre lèsti nel tornare all'ovile al primo richiamo dei cani pastore.

Ovviamente le tecniche entriste non si esauriscono in ciò, essendovene di ben più sofisticate da porre in atto nella malaugurata ipotesi che l'avversario politico riesca, a dispetto di tutto, a crescere e a diventare man mano più forte. Tuttavia, per il momento, possiamo limitarci a considerare solo quelle già esposte, proponendo qualche semplice contromisura.

La principale contromisura per una forza di opposizione reale è, ovviamente, quella di dotarsi di una struttura decisionale allargata e rigorosamente democratica, sì da impedire che le decisioni importanti siano prese da un singolo leader o da una ristretta cerchia. Corrompere qualche centinaio, o migliaio, di quadri nelle cui mani risieda il vero processo decisionale è molto più difficile che farlo con un singolo individuo o una ristretta cerchia. Una solida forza politica di opposizione reale, che non sia cioè un gatekeeper, ha tutto l'interesse a mettere mano, al più presto, alla democratizzazione del processo decisionale. Tuttavia, quando la forza di opposizione reale è ancora allo stato nascente, la scarsezza di quadri e militanti non consente questa opzione, ragion per cui non resta che affidarsi alla coerenza logica della linea politica. Anzi, quanto più si è lontani dalla possibilità di costruire una struttura decisionale larga e democratica, tanto più è necessario fare affidamento sulla coerenza e sulla logica nel costruire e portare avanti una linea politica. La situazione attuale delle forze sovraniste è, oggi, quella testé descritta. La linea politica deve dunque essere radicale, logica e coerente, soprattutto in vista di un appuntamento elettorale nel quale il risultato vincente non può certamente essere quello di avere la maggioranza, bensì assurgere, finalmente, a visibilità. Il vero obiettivo di una partecipazione alle prossime elezioni politiche essendo quello di lanciare un segnale verso il basso, dimostrando che una testa di ponte è stata conquistata e chiamando ulteriori forze popolari alla sua difesa.

Questo obiettivo non potrà essere raggiunto, né potrà essere difeso, se un eventuale successo elettorale sarà stato ottenuto sacrificando la radicalità e la coerenza logica della linea politica, e a maggior ragione se, cedendo alle lusinghe di alleanze con forze politiche e personaggi inaffidabili, parte degli eletti, per non dire tutti, una volta ottenuto lo scranno cambiassero bandiera.

Non ci si può perdere nel centro di Bologna, a meno di essere di Berlino. Non è difficile da capire.

giovedì 27 luglio 2017

Fa impressione constatare com’è cambiato tutto in fretta.

Link: Dedicato ai cinici che volevano tenersi il rais [gadlerner.it MARTEDÌ, 23 AGOSTO 2011]

"…e il prossimo sarà il siriano Assad! Ci sono voluti sei mesi di guerra, ma la rivoluzione degli arabi in cerca di libertà, dentro a un mondo contemporaneo che li aveva predestinati all’oppressione, continua inesorabile."

Stavo per andare a letto quando sono incappato in questo articolo del 23 agosto 2011 di Gad Lerner. Leggetelo e meditate.

Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. Era l'11 agosto del 2011. 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Glie munne se vòta (il mondo cambia, per i diversamente napoletani).