domenica 15 gennaio 2017

La trappola del giro d'Italia

Vi propongo un florilegio di alcune delle ultime enunciazioni di Stefano D'Andrea, fondatore e presidente dell'ARS (Associazione Riconquistare la Sovranità) finché questa è esistita, e presidente del FSI (Fronte Sovranista Italiano) da quando questo si è costituito. Sì, lo so: il link è lo stesso, cambia solo il nome: come possa un'associazione diventare un fronte io non lo so, chiedetelo a mr President.

  • IL 2022, UN ANNO DECISIVO. Sarà l'anno fatidico per l'Unione Europea. La Le Pen, dopo aver perso nel 2017, vincerà le presidenziali e, perciò, cominceranno le trattative per la REVISIONE dei Trattati. Lega nord, FN e altri partiti simili dimostreranno di NON ESSERE RIVOLUZIONARI, bensì REVISIONISTI e CERCHERANNO DI SALVARE l'Unione europea, eliminando l'euro ma introducendo un serpente monetario con vincoli di bilancio e lasciando altri vincoli di Maastricht. Allora verrà il tempo dei sovranisti, che sono altra cosa rispetto ai revisionisti.

  • IL MIO NO AI COMITATI PER IL NO. Gruppetti di presuntuosi professorini e vecchi professori (non professoroni), europeisti e colpevoli, nonché cerchie di indisciplinati militanti, che hanno lasciato i loro partiti di provenienza per incapacità o per contestazioni tattiche ma non per le idee europeiste, tenteranno di avviare la costituzione di un partito politico, senza avere nessuna delle capacità necessarie per riuscire nell'intento (più o meno le stesse persone hanno già tentato con ALBA). I morti partitini, presenti nei comitati, si opporranno tramite i loro militanti. I due gruppi litigheranno per un po' e poi tutto si dissolverà. Il vero no era "IL NOSTRO NO", non quello dei Comitati, dove si incontravano anche persone secondo le quali la Costituzione avrebbe avuto bisogno di "altre e diverse modifiche". Non ci credete? Volete provare? Nutrite l'ennesima "speranza"? Vi rifiutate di prendere atto che vostro padre, vostro fratello, vostra moglie, il vecchio compagno di militanza, siccome europeisti o pseudo-tiepido-critici con l'Unione europea, sono vostri avversari politici? Bene, sprecate altro tempo (dopo quello dedicato aTsipras Varoufakis, Ingroia, e M5S) ma almeno promettete, a voi stessi e in pubblico, che sarà l'ultimo errore. La prossima volta soltanto con i sovranisti radicali e veri.Ai più svegli tra i lettori, però, dico: aderite al FSI e lasciate stare i comitati per il NO!

  • Ora tutti a parlare di PROTEZIONISMO. Anche su questo tema siamo arrivati 5 anni prima dei secondi

  • La prima grande vittoria dei sovranisti (14.11.2014). "Tutti saranno, in qualche modo, sovranisti, come tutti sono stati, in qualche modo, europeisti. Danzeremo nella danza dei sovranisti. Questa, per noi, è già un’immensa vittoria: da marziani o estranei ai presupposti di fondo del sistema, che eravamo, a piccolo gruppo, con capacità di crescita, che ormai gioca in casa la partita che voleva giocare, col pallone che voleva calciare. Il campo – il sovranismo – lo abbiamo definito noi".

  • Fronte Sovranista Italiano contro Polo sovranista: ci vorrà un po' di tempo ma ce li mangeremo a colazione (poi però vomiteremo).

  • Sia ben chiaro, il buon D'Andrea non scrive solo cose come queste, anzi! Spesso propone riflessioni molto interessanti. Purtroppo scrive anche queste cose! Dalle quali emerge, a mio avviso con cristallina evidenza, una voglia (ma una voglia!) incontenibile di primeggiare nel campo anti UE sulla base del fatto di aver affermato per primo idee e concetti che, finalmente e per fortuna, cominciano ad essere condivisi da un numero crescente di cittadini. Il minimo che si possa dire di ciò è che questo è provincialismo intellettuale. Fosse solo questo il problema potremmo perdonarglielo, ma il guaio è che il D'Andrea si è posto a capo di un movimento politico, di cui è Presidente dall'atto della sua nascita, senza che in questo siano mai state stabilite regole interne di rappresentanza e democrazia che non siano la rielezione plebiscitaria, e per alzata di mano, del Capo, pardon del Presidente, in occasione della rituale assemblea annuale.

    Certo, c'è anche il direttivo, nel quale si entra per cooptazione (indovinate su proposta di chi?), dal quale per altro sono usciti decine di iscritti in seguito ad aspri dissensi con il Presidente su questioni che poco o nulla hanno a che fare con lo scopo statutario del movimento, e molto invece con le convinzioni in politica estera del Presidente, in primis il giudizio sull'ISIS e la guerra in Siria, ma anche temi attinenti alla sfera morale. Un esempio? eccovi serviti: La vita come missione: contro il diritto alla felicità e contro ogni indice di misurazione della medesima.

    Come la mettiamo se, durante la missione di vita, incontrate Laura?
    Nulla di grave, per carità! L'importante è saperlo, e regolarsi. Per il D'Andrea la vita sarebbe una missione (data da chi?); per me, che mi faccio seghe mentali diverse, la vita è una prova (stabilita da chi?). Solo che io non sono il presidente a vita di un gruppetto che si autodefinisce "Fronte Sovranista Italiano" e rivendica di rappresentare il solo e vero e puro sovranismo!

    Un vizietto comune


    Non è l'unico, il D'Andrea, ad essere caduto nella trappola del giro d'Italia, quel "ciao mamma, sono contento di essere arrivato uno" pronunciato dai gregari il giorno in cui vincevano una tappa. Non risulta che i grandi campioni pronunciassero parole simili. E' in buona compagnia, il D'Andrea, e scusatemi se non faccio nomi che voi, pochi lettori di questo blog, conoscete benissimo. Il D'Andrea, e come lui un gruppetto di persone che, per ragioni professionali o per scelte di vita, si sono ritrovate ad avere qualche competenza in più, e in anticipo rispetto alla media dei cittadini, sulla moneta unica e l'Unione Europea, sembra voler trarre da questa contingente e casuale circostanza una sorta di diritto di investitura a svolgere un ruolo di primo piano nel prosieguo della $toria (o SStoria, che dir si voglia). Un diritto che non vogliamo negargli, salvo porre una semplice domanda: l'essere arrivati (forse) per primi, quantomeno rispetto a un ceto intellettuale e politico al soldo della grande finanza internazionale, è prova sufficiente di levatura politica? Non è forse il caso di abbassare la cresta e mettersi a pedalare, se si vuole vincere il giro d'Italia e non accontentarsi di una vittoria di tappa?

    Quando mai, anche un grande campione, ha potuto vincere un giro d'Italia senza il consenso degli altri corridori, o almeno di una parte di essi, insomma una forte squadra? Qui invece abbiamo un onesto pedalatore che, in associazione con un piccolissimo gruppo di gregari, sembra aver fondato, Dio non voglia, il Fronte Squadrista Italiano

    Non è il solo, il D'Andrea! L'impressione è che, a distanza di 50 anni dal fenomeno dei leaderismo post sessantottesco, questo si stia riproponendo. Piccoli uomini, sebbene talvolta molto preparati sul piano tecnico, che sperimentano un'espansione improvvisa, e in un certo senso insperata, del proprio ego narcisistico, finendo col rimanerne vittime. Dimenticano, i nostri piccoli uomini, che la Storia è un processo grandioso altamente non lineare, nel quale qualsiasi vicenda personale è poco più di un'increspatura delle onde nel mare. E quando accade che un movimento collettivo finisca col provocare una grande onda, a questa viene si associato il nome di uno o più piccoli uomini, ma essi altro non sono che la schiuma di ciò che si abbatte sulla costa. Etichette, nomi utili per designare l'evento, e poco più. E quasi mai, per non dire mai, l'acqua che forma la schiuma è la stessa che, per prima, ha formato la grande onda.

    Se ne faccia una ragione il D'Andrea, e si accontenti di aver vinto una tappa. Sì, è vero, è stato tra i primi, ma quasi sicuramente i nomi che finiranno sul sussidiario sul quale studieranno i suoi nipoti saranno altri. Magari, e spero che questo non lo affligga troppo, ci finiranno alcuni di quelli che sono arrivati dopo, e tra questi anche coloro che, fino a ieri, erano pro euro e pro UE e oggi stanno cambiando idea.

    Repetita iuvant: la Storia è un processo dinamico altamente non lineare, non una rappresentazione teatrale in cui gli eroi del primo atto sono gli stessi dell'ultimo. Anche perché, se fosse una rappresentazione teatrale, sarebbe una commedia o una tragedia. Nel primo caso potremmo disinteressarci del D'Andrea, nel secondo caso è opportuno accendere un riflettore. Cosa diamine è questo sedicente "Fronte", che si definisce "Sovranista" ma usa, per bocca del suo Presidente (finora) a vita, toni Squadristi? Chi ci può garantire che un siffatto movimento, nelle mani di un solo uomo al comando, non venga un giorno assoldato da chi ha il potere economico di farlo, così come accadde per un altro rivoluzionario di provincia, tal Benito Mussolini?

    Carissimo Stefano D'Andrea, sono il primo a dirlo (come vedi, anch'io rivendico una mia primazia) ma sono in molti a pensarlo. Da provinciale a provinciale: ce stà!

    sabato 14 gennaio 2017

    Fake news e anonimi

    Paul Craig Roberts, 6 gennaio 2017 (da Vocidall'estero.it): "Alcuni di quelli che difendono la verità sperano che il ridursi dell’influenza della stampa e della televisione controllate dalla CIA indebolisca la capacità dello 'Stato profondo' di controllare la narrazione. Tuttavia, la CIA, il Dipartimento di Stato, e a quanto pare anche il Pentagono, già operano nei social media, e usano troll nelle sezioni dei commenti per screditare chi dice la verità."

    Da tempo il responsabile di questo blog ha precluso l'accesso ai commentatori anonimi. Una battaglia, in vero, iniziata più di dieci anni fa, quando l'anonimato su Internet veniva considerato, dagli ignoranti tecnologici e dai sognatori fessi, sinonimo di libertà di espressione. Questa scelta mi ha attirato innumerevoli critiche, e attacchi talora offensivi, ma i fatti mi stanno dando ragione. L'anonimato su Internet è tale per chi, della rete, non ha alcun controllo. Tutto il resto è fuffa.

    Non è, questa dell'anonimato, l'unica questione su cui i fatti mi stiano dando ragione. Ci sarebbe, ad esempio, il non picciol problema del movimento dal basso e del "fraiolismo metodologico", ma anche in questo caso basta aspettare, il tempo è galantuomo. Non che me ne importi granché, sto invecchiando ed ho sempre meno voglia di avere a che fare con gli stupidi bipedi. Internet mi ha messo in contatto con un piccolo numero di persone di qualità, come pure con una gran quantità di scemi, ma per fortuna la scelta di escludere gli anonimi (o che tali credono di essere, i fessacchiotti) da questo blog e dai siti che ho gestito negli anni passati, ha fortemente ridotto la mia visibilità.

    Vivo tranquillo, conto i pochi capelli non ancora bianchi che mi sono rimasti, e comincio a fare i conti con l'infinito. Sia ben chiaro: godo di ottima salute! E' solo stanchezza, insaporita da un pizzico di disgusto.

    giovedì 12 gennaio 2017

    Fake you, scribblers!

    Neanche il peggior padrone ferriere di una lontana repubblica dell’Unione sovietica poteva comportarsi così”, dichiara Umberto De Giovannangeli, componente del comitato di redazione del quotidiano L'Unità, commentando un comunicato della proprietà nel quale viene annunciato il licenziamento dei redattori e l'apertura della procedura fallimentare. Chissà perché, poi, il kuompagno Giovannangeli parla del "padrone ferriere di una lontana repubblica dell’Unione sovietica"! Che c'azzecca l'Unione Sovietica con i padroni ferrieri? Misteri del giornalismo contemporaneo.

    Comunque un tipo cazzuto l'Umberto, ma chi sarà mai? Una breve ricerca ci fornisce un risultato interessante: pare che il battagliero Umberto sia l'autore di un auto-plagio, questo: IL CORRISPONDENTE DALLA TERRA SANTA SI RIGIOCA LO STESSO ARTICOLO SU UNA BAMBINA ISRAELIANA, A 7 ANNI DI DISTANZA.

    C'è da dire, a parziale discolpa del caro Umberto, che questo giochetto di riciclare vecchie notizie, come pure scopiazzare pezzi altrui, sembra essere abbastanza diffuso tra i giornalisti. Chissà se la notizia originale era almeno vera, ah saperlo! Toccò anche a me di vedere un mio pezzo, pubblicato sul giornale cartaceo che pubblicavo e stampavo insieme con l'amico Claudio Martino (a nostre spese), per poi diffonderlo in città a mano, essere integralmente ricopiato e ripubblicato su un quotidiano a diffusione locale. Sono soddisfazioni!

    Sergio Staino, Direttore de L'Unità, implora il PD, socio di minoranza con il 20% delle azioni, di "farsi vedere, perché in questi quattro mesi (della sua direzione, ndr), dopo un primo incontro gioioso e affettuoso con il segretario Renzi, io non ho visto più nessuno“. Sarà perché non servite a un cazzo? Il giornale cartaceo vende, pare, 6800 copie al giorno, e con gli incassi dovrebbe pagare gli stipendi di 29 persone, incluso il Direttore. Ovviamente deve chiudere, ma Raffaele Lorusso, segretario della Federazione nazionale stampa italiana, ha da ridire su “una drastica riduzione del personale giornalistico con modalità che sono proprie del settore industriale, non di quello editoriale, che è regolato da una legge specifica, che consente di ricorrere a misure che attenuano l’impatto sulla forza lavoro”. E qua ci sta bene una vignetta di Cipputi:


    Insomma: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». Chissà che ne pensano i 1600 dipendenti di Almaviva, il cui rapporto di lavoro non è regolato da una legge specifica!

    mercoledì 11 gennaio 2017

    La CGIL baricadera

    Abbiamo parlato nei post precedenti del M5S, ma la lista dei nemici che marciano alla testa del corteo non si esaurisce con Grillo. Non meno grave è il tradimento della CGIL, svelato per l'ennesima volta (ovviamente per chi ha occhi per vedere, cioè noi anime semplici e i pochi veri grandi intellettuali) dalla vicenda del referendum sull'articolo 18. Il quale è stato bocciato dalla Consulta.

    Che cattivoni quelli della Consulta! Impediscono l'esercizio di uno strumento democratico! Sono infiltrati dai poteri forti! Povera CGIL baricadera, povera Susannuccia Camusso!

    Scusate, ma perché la CGIL baricadera ha formulato il testo in modo che fosse sicuramente bocciato? Non sapeva, la CGIL baricadera, che un referendum può essere solo abrogativo, e non propositivo? E siccome queste sono menti raffinatissime, hanno ben pensato di formulare il testo del referendum per l'abrogazione dei voucher in modo corretto, così da consentirne l'eventuale svolgimento. Ma solo se converrà a lor signori ordoliberisti, magari se dovessero intuire che potrebbe essere respinto visto che, al netto delle polemiche mediatiche strapompate ad arte, per le piccole e piccolissime imprese, spesso a conduzione familiare, è un modo per sopravvivere. Se, invece, il referendum sui voucher finisse con l'assumere la forma di un ulteriore pronunciamento popolare contro lor signori ordoliberisti, allora c'è sempre la possibilità di evitarlo con una piccola modifica legislativa, il cui iter è già in corso.

    Insomma, il gioco è sempre nelle loro mani. Dalla notte dei tempi una delle tecniche della lotta politica consiste nell'infiltrare il campo avverso per indurlo a uno scontro nel quale verrà massacrato. Ci siamo dimenticati dell'occupazione a oltranza della FIAT nel 1981, guidata dal compagno in cachemire Fausto Bertinotti, che portò alla marcia dei quarantamila? La CGIL ci sta riprovando: vuole trascinare i lavoratori in uno scontro di importanza marginale, nel quale possono essere sconfitti, atteggiandosi per di più a organizzazione baricadera.

    La lotta politica non è un gioco per ingenui: i bastardi vincono, i fessi perdono. E questa è la $toria.

    martedì 10 gennaio 2017

    Il M5S è un retrovirus

    Voglio essere chiaro: il punto critico della vicenda M5S-Alde non è la scelta di aderire a un gruppo ultra liberista e ultra eurista, ma il metodo che è stato adottato. Si può essere d'accordo o meno con le posizioni di un partito, basta conoscerle. Il problema è che nessuno, e ribadisco nessuno, conosce quali siano le vere posizioni del M5S! Nessuno è oggi in grado di distinguerne la strategia dalla tattica, e questo è un problema che fa del M5S il più grave pericolo per la democrazia, sotto forma di retrovirus, che incombe sul nostro paese. Prendiamo il PD: qualcuno ha dubbi sul fatto che il PD sia un partito eurista, unionista e liberista? Certo che no, dunque il PD è un avversario politico, MA non è un retrovrus per la democrazia. Va combattuto, e può essere sconfitto come è accaduto per il referendum costituzionale, ma non è un retrovirus. Lo è, invece, il M5S, così come il partito di Berlusconi è stato un virus della democrazia. Attenzione: un virus, non un retrovirus! La Lega Nord invece, al tempo in cui era controllata da Bossi, è stata in una certa misura un retrovirus. Ma un retrovirus rudimentale, rispetto al M5S.

    Ora qual è la caratteristica fondamentale che fa di un partito un retrovirus per la democrazia, e qual è la differenza rispetto a un partito virus? Cominciamo da un richiamino di biologia (dalla rete): "I virus si moltiplicano inserendo il loro dna in quello della cellula infettata, mentre i retrovirus (che non hanno il dna ma l'rna) devono prima trasformare l' RNA in DNA attraverso la "trascrittasi inversa" e solo dopo questa trasformazione possono inserirsi nel dna della cellula e moltiplicarsi."

    In sostanza, mentre un virus si manifesta, fin dal suo apparire, come un aggressore che può essere a un certo punto riconosciuto e combattuto, un retrovirus ha la capacità, attraverso errori casuali (o programmati?) nel processo di trascrittasi inversa, di mutare continuamente forma, così da apparire sempre nuovo al sistema immunitario. Pertanto, mentre per un virus ha senso domandarsi "come è fatto", questa domanda perde di significato per un retrovirus. Il sistema immunitario non riesce mai ad avere un identikit del nemico. Ed è così che un retrovirus politico riesce a dilagare nel corpo sociale, avendo cioè la capacità di adattarsi, attraverso le sue continue mutazioni, ad ognuno degli organismi sociali che lo compongono. E' quello che è riuscito a fare, con incredibile successo, il M5S: al suo interno troviamo attivisti provenienti dalla destra, anche estrema, e dalla sinistra, passando per tutte le gradazioni politiche. Perfino i marxisti dell'Illinois si sono fatti sedurre!

    Ha senso domandarsi se un retrovirus politico sia teleguidato da poteri occulti? Si tratta, in realtà, di una domanda che non coglie in pieno la gravità del problema perché esso stesso è, di per sé, un potere occulto. Un retrovirus politico è un un organismo che ha un solo obiettivo: la conquista del potere, che persegue mescolando il suo dna, in continua mutazione, con quello degli organismi sociali che di volta in volta attacca e riesce a colonizzare. Quando è necessario, e opportuno, il retrovirus politico indossa vesti moderate, ma non ha alcuna difficoltà a presentarsi come forza anti sistema. Non è forse quello che il M5S fa da anni? Lo abbiamo visto, in questi giorni, tramare per entrare nel gruppo ALDE, e il giorno dopo, colto con le mani nella marmellata, presentarsi in televisione con la faccetta di Luigi Di Maio che ha declamato su La7 un atto di fede che un sovranista potrebbe tranquillamente sottoscrivere!

    Siamo insomma in presenza di un fenomeno politico assolutamente nuovo, per interpretare il quale le tradizionali categorie politiche sono insufficienti. Occorre rafforzarle, con urgenza, attraverso robuste iniezioni di realismo e, soprattutto, di sano buon senso. Una qualità, quest'ultima, che è oggi particolarmente rara, oltre che denigrata da tempo da un ceto intellettuale autoreferenziale e ampiamente colluso. Solo gli animi semplici, come chi scrive, e i veri grandi intellettuali, sono oggi capaci di vedere quello che è veramente il M5S. Gli ignoranti acculturati e i mezzi intellettuali non servono. Anzi, sono le cellule che, con maggiore facilità, scambiano il retrovirus per un organismo amico.

    Democrazia diretta. Da chi? (©Antonio Caprari)

    Nota: Antonio Caprari è un contatto FB al quale ho "rubato" la battuta che titola questo post.


    Un trappolone, una stangata, un gioco delle tre carte, un "te la faccio vede ma 'un te la do". Insomma, cari grillini, una figura di merda epocale. Non vi resta, e qui mi rivolgo alla base, che abbassare la cresta. Cazzo, collocatevi! Cazzo, abbiate coscienza e consapevolezza del fatto che, oltre ad essere (forse) delle brave persone, sicuramente degli sfruttati come tutti noi, non avete però la pietra filosofale tra le mani, sol perché così vi ha detto Beppe Grillo.

    Che è quello che ha cercato di convincervi a usare la bio washball durante il suo spettacolo "Delirio", do you remember? Quanti di voi la usano per lavare i fitusi calzini e le lerce mutande?


    Dunque tornate in voi, ci sono più cose tra cielo e terra di quante vi racconti Beppe Grillo, fatevene una ragione. Il vostro Beppe, nella migliore delle ipotesi, è caduto in un trappolone, dunque è un fesso pure lui. Nell'ipotesi peggiore è un attore, che non capisce una ceppa del copione che gli hanno messo tra le mani. Un fatto certo è che è circondato da consiglieri e suggeritori i quali, anche loro, nella migliore delle ipotesi sono dei coglioni, nella peggiore agenti al servizio del nemico di classe. Fatevene una ragione.

    Riassumo brevemente i fatti: il 7 gennaio 2017 viene improvvisamente annunciata una consultazione online tra gli iscritti alla piattaforma Rousseau, nei giorni 8 e 9 gennaio 2017, per decidere se aderire o no al gruppo ALDE del parlamento europeo; il 9 gennaio 2017, dopo la notizia che il 78,5% dei votanti (i quali ultimi costituiscono, comunque la si voglia interpretare, poco più di un terzo degli iscritti alla piattaforma) si è espresso a favore della proposta, arriva la doccia gelata: i responsabili del gruppo ALDE, smentendo l'endorsement del presidente Guy Verhofstadt, dichiarano di non accettare il m5s nel loro gruppo. Il m5s reagisce titolando, sul blog, "L'establishment contro il MoVimento 5 Stelle".

    Cari grillini, come la mettiamo? Vi basta gridare "onestà onestà onestà", oppure si fa strada, nelle vostre testoline, l'idea che forse, dico forse, il mondo è lievemente più complicato di come ve lo immaginate? Butto giù un po' di domande, alle quali per il momento non azzardo dare una risposta, ma sono tutte domande ineludibili.
    • Beppe Grillo è un fessacchiotto manipolato, oppure sa quel che fa?
    • Ci sono degli infiltrati nel m5s che rispondono ad altri centri di potere?
    • Quanti, degli iscritti alla piattaforma Rousseau, hanno votato avendo in mente il fatto che il loro voto sarebbe stato valutato in vista della formazione delle liste nelle prossime elezioni?
    • Tutta l'operazione, compreso il rifiuto, è stata concordata tra i vertici del m5s e quelli di ALDE, oppure il m5s è caduto in una trappola?
    • In subordine, se si è trattato di una trappola, qualcuno nel m5s è stato complice?
    • Davvero l'80% degli aventi diritto al voto, cioè nei fatti la base militante legacy del m5s, pensa che sia possibile conciliare le posizioni del movimento con quelle liberiste di ALDE, sia pure in un'ottica di efficienza legislativa? Per altro in un parlamento europeo che ha ben pochi poteri effettivi?
    Soprattutto, dopo una tale figura, pensate che sia il caso di mettere in discussione la catena direttiva del m5s? In caso affermativo, quali sono gli strumenti previsti dal non statuto del non partito per fare ciò? Farete, finalmente, un congresso con tanto di delegati eletti dalle realtà locali, oppure continuerete a baloccarvi con questa favoletta della Democrazia Diretta sulla piattaforma privata Rousseau?

    Fateci sapere, e spicciatevi. Non abbiamo nessuna intenzione di votare per un non partito che, abbiamo il sospetto, potrebbe essere eterodiretto e sostenuto dalla dabbenaggine di 40.000 coglioni.

    lunedì 9 gennaio 2017

    Fake democracy

    Hanno votato in 40.654, poco più di un terzo degli iscritti, e il 78,5% si è espresso a favore dell'adesione al gruppo ALDE. Dunque poco più del 25% degli utenti certificati ha preso una decisione determinante senza alcuna discussione pubblica né alcun coinvolgimento della mitica rete. E, siccome a pensar male ci si azzecca, mi permetto di insinuare che una buona percentuale dei favorevoli potrebbe aver scelto di adeguarsi alla direttiva del Beppe per non essere penalizzati quando, al massimo tra un anno e mezzo, si andrà ad elezioni. Questa non è Democrazia Diretta, questa signori è Fake Democracy.

    Dispiace dirlo, ma il PD è molto più democratico: per diventare segretario, come minimo si deve vincere un congresso!

    Dimenticavo: da almeno tre anni la lista degli utenti certificati del M5S è congelata. Chi c'è c'è, chi non c'è non c'è. Nulla da eccepire, sia chiaro. Un partito (fosse pure un non partito) è libero di darsi le regole interne che vuole, ma questa cosa è bene ricordarla. Anche perché proprio questo dettaglio potrebbe segnalare la possibilità che tra gli utenti certificati e la più vasta platea degli attivisti potrebbe essersi scavato, in questi ultimi anni, un solco molto profondo. Del quale non è detto che una parte degli attivisti dissidenti dalla linea ufficiale non possa scegliere approfittare, per dar vita a una scissione.

    Segnalo questo video, sempre dal benemerito bolg di Claudio Messora, in cui parla il leader dell'ALDE Guy Verhofstadt, di cui inserisco una versione tubechoppata dei primi 6.22 minuti, in cui il suddetto parla in italiano.
     

    Credo che una parte notevole degli attivisti del M5S contrari all'euro e all'UE non avrà difficoltà nello smontare le corbellerie esposte da Guy Verhofstadt. Che sono le stesse propinateci da Mario Monti quattro anni fa. Notate, vi prego, il simbolo di "Scelta Europea": vi ricorda qualcosa?