martedì 21 novembre 2017

I manoscritti non bruciano

Basta un solo atto puro nella vita per non temere la morte.

La demonizzazione del sovranismo

C'è una parola, "sovranismo" che è sotto attacco propagandistico dal giorno della sua introduzione nel linguaggio politico nella primavera del 2012. Coloro che si rifanno a questo concetto, i sovranisti, assistono impotenti alla sua quotidiana delegittimazione, alimentata da un flusso costante, sebbene strisciante, di notizie che accostano il termine a significati apparentemente simili che tuttavia non ne colgono il significato profondo. Ricordate l'espressione TINA (There Is Not Alternative)? Quell'acronimo è l'emblema di una comunicazione politica il cui contenuto informativo è di zero bit, cioè assenza di scelta. Affinché sia possibile operare una scelta è infatti necessario almeno un bit, che sia 0 oppure 1, ma questo nel mondo della comunicazione politica modello TINA è precluso. Nel suo significato più profondo, dunque, "sovranismo" è il bit mancante nell'informazione politica, grazie al quale si può ricostruire il primo indispensabile operatore politico, l'operatore NOT. La sola presenza del NOT fa sì che diventi riconoscibile l'operatore nascosto che, ormai da decenni, è l'unico adoperato, l'operatore NOP, che sta per No-Operation (nessuna operazione).

Tutta la comunicazione politica di sistema agisce al fine di promuovere l'operatore NOP, il sovranismo invece proclama il NOT. Solo la possibilità di negare una tesi, una visione, una proposta politica, ne permette l'affioramento e, dunque il riconoscimento. Il globalismo, cioè l'idea della libera circolazione, della società vista come somma aritmetica di individui ognuno con la sua libertà che dipende solo dal suo capitale finanziario e umano (ricordate la Tatcher: "la società non esiste"), insomma l'ordine internazionale dei mercati posto come dato "naturale", emerge nella sua qualità di scelta politica solo nel momento in cui si impugna l'operatore NOT. Ecco perché la parola sovranismo è entrata nel mirino della propaganda politica dei media liberisti, che hanno ricevuto il compito di distruggerla demonizzandone l'uso.

Un'operazione che viene portata avanti ricorrendo all'unico mezzo possibile, consistente nel riassorbirla nelle pieghe del linguaggio politico unico. Lo stratagemma usato è quello di far sì che essa venga inserita all'interno di narrazioni politiche apparentemente anti liberiste, che del liberismo sono varianti cosmetiche. Ecco allora che il sovranismo viene proposto con significanti limitati, dall'uscire dall'euro - la sovranità monetaria, alla rivendicazione etnica - prima gli italiani, fino al risibile decideranno gli elettori con un referendum. Vediamo i movimenti No-Vax assimilati ai sovranisti (come se non ci fossero i NoVax liberisti, europeisti, atlantisti e chi più ne ha più ne metta), si usa la parola "fascismo" come sinonimo, come pure "populismo", fatto quest'ultimo indubbiamente meno grave, ma altrettanto capzioso.

Ora il punto cruciale da capire per intendere il significato profondo della parola sovranismo, e dunque il suo potenziale eversivo rispetto alla logica TINA, è già stato enunciato, e sono le parole della Tatcher, "la società non esiste". Parole che possono essere intese, in fondo, come un manifesto a posteriori del marginalismo, oppure, per farci capire anche da vegani e new agers, come affermare che "il tutto è la somma delle parti", ovvero che, per spiegarlo, basta studiare e comprendere il comportamento delle singole parti che lo compongono. Ecco, il sovranismo opera su tutto questo con un NOT: non è vero che la società non esiste, la società esiste eccome! Il tutto è più della somma delle parti.

Il che significa che le entità collettive esistono, siano esse le classi sociali, le etnie, le nazioni, i popoli, i sindacati, le associazioni capitaliste, le società segrete, le religioni, i legami di sangue, quelli tribali; insomma tutto quello che era pacificamente ammesso ancora cento anni fa e, da allora, è stato prima messo in discussione, e infine negato e annichilito, per effetto dell'azione politica di un movimento di idee, nato nella seconda metà del XIX secolo, che risponde al nome di marginalismo, con un'operazione NOT analoga a quella che oggi ripropone il sovranismo. Ed è stato annichilito perché, così facendo, il marginalismo ha camuffato la sua tesi da sintesi, elevandola a tale dignità usando in modo spregiudicato gli strumenti della comunicazione pubblicitaria di massa. Dunque un'operazione culturale di grande successo, certamente sofisticata ma anche promossa grazie all'enorme dispiegamento di mezzi messi a disposizione dalla ricchezza finanziaria e dall'impetuoso sviluppo dei mezzi di comunicazione.

Ora questo problema si pone, in Occidente, soprattutto al livello della percezione delle masse europee, in particolare italiane, perché altrove, perfino negli USA, l'idea che c'è un "noi" e un "loro" è ancora presente, e dunque che questa poltiglia che ci viene venduta come modernità, costituita dalla fiaba "dell'allocazione efficiente delle risorse all'interno di un mercato a concorrenza perfetta e cioè all'interno di un mercato in cui vi è un'ottima diffusione di informazioni", posta a fondamento della loro idea di democrazia, è una boiata pazzesca.

L'intuizione sovranista, dunque, consiste nella riscoperta della realtà concreta - oltre la narrazione TINA - che la società esiste e non è formata dalla somma aritmetica di singoli individui, ma è attraversata da confini e confitti di ogni genere, che essa stessa genera continuamente in un processo senza fine in cui il tempo gioca un ruolo fondamentale. Se ieri c'era la classe degli operai, oggi c'è il terziario impoverito; se appena due secoli fa un popolo non esisteva e non aveva coscienza di sé, oggi pretende di difendere la sua identità. E lo stesso - chiamiamolo così - campo sovranista, è attraversato da divisioni, perché ci sono quelli che si definiscono costituzionali e democratici, ma anche i sovranisti nazionalisti; non è un caso se, nel 2012, decidemmo di raccattare da terra questo termine, sovranismo, proprio per distinguerci dai nazionalisti. Ma resta vero che il nemico ideologico comune è il marginalismo, quell'ideologia fatta propria dal grande capitale (quello sì) internazionalista, e usata per dire a tutti i suoi nemici "voi non esistete". E' in questo modo, convincendo tutti del fatto di non esistere, che costoro hanno vinto. Per il momento.

Quanto appena esposto potrebbe essere inteso come uno sdoganamento della possibilità di unire tutti i sovranisti, ma questo sarebbe un errore imperdonabile. Non basta, per unire, il fatto di denunciare l'idea farlocca della fine della storia, così come non basterebbe, in una società per azioni, prendere coscienza che un socio di minoranza ha fatto credere a tutti di avere la maggioranza delle quote e che non ci fosse alternativa al suo dominio, per unire tutti gli altri in un'alleanza durevole. La fine della narrazione TINA, la rinascita della consapevolezza crescente che la società è divisa in classi, che le nazioni e i popoli esistono, segna solo il momento in cui il bluff della minoranza, che era riuscita a porsi come unico soggetto della storia del mondo, è stato scoperto. Dunque siamo sì, oggi, tutti "sovranisti", ma torneremo presto a dirci socialisti, comunisti, popolari, democristiani, repubblicani e, feccia della feccia, perfino liberali.

Dalle parti di questo blog oggi siamo sovranisti, ma domani saremo socialisti.

lunedì 20 novembre 2017

La penetrante richiesta di onestà nella vita politica è l'ideale che canta nell'anima di tutti gli imbecilli (reloaded clip)

Post co-correlatohttp://egodellarete.blogspot.it/2015/06/dicono-i-ricchi-che-uscire-dalleuro.html

Ho una sola cosa da dire a distanza di due anni e mezzo: ma come sono invecchiato! Cribbio, ai tempi ero ancora un giovanottello, oggi sono un vecchietto (vi esìmo dal rassicurarmi, perché di ciò sono superbamente orgoglioso). Non mi preoccupa il mio destino - da tempo aspetto con crescente curiosità il momento del grande balzo in qualche direzione (ammesso che, in campo spirituale, i campi vettoriali siano contemplati) - ma il pensiero di quello che aspetta i miei poveri studenti. Le mmmerde sinistrate non solo hanno dimenticato l'idea di "popolo", sostituendola con quella di "umanità", ma anche quella di "classe", e ora ci vogliono convincere che emigrare è un diritto invece che una disgrazia. Per me, che sono un uomo all'antica, un diritto è quello di andare in pensione o, quando si può, in vacanza come turisti, non emigrare!!!

Nella "vacanza della sinistra" cosmopolita - oops volevo dire internazionalista - si sono inserite le cavallette del terzo millennio. Due anni e mezzo fa feci il mio dovere, ricordando che per il villano 2+2=4.

Ripropongo il video. Alla mia destra, dopo qualche minuto, venne a sedersi una cavalletta del terzo millennio, prendendo il posto di una brava persona. Fermiamoli, anche se il prezzo di questa scelta dovesse essere l'astensione. Meglio astenuti che complici.

 

sabato 18 novembre 2017

Le cavallette del terzo millennio

Per gli idioti del "lavoro scarso a causa della tecnologia"



I grafici sono tratti da qui, dove potete trovare anche una spiegazione aritmetico-eidetica del perché e del perquando usare una scala lineare o una scala logaritmica. Discussione interessante ma della quale, in questa sede, me ne impippolo. Perché il problema che voglio affrontare è quello degli starnazzatori del lavoro che sparirà per colpa dei robot, gentucola che non merita nemmeno uno sputo di compassione.

Vi faccio notare una cosa: dal 1900 al 1977 la produttività è aumentata di sette volte in termini di valori indice non logaritmici, passando da 100 a 700 (aumento del 600%). Dal 1977 al 2010 è passata da 700 a 1600 (aumento del 128%). Certo, il periodo temporale è inferiore (33 anni contro 77) ma credo si possa arguire che, in realtà, il suo tasso di incremento è sostanzialmente costante. A riprova, confrontate il suo valore nel 1900 (pari a 100) con quello del 1955 (400): quadruplicato. Poi confrontate il suo valore nel 1955 (pari a 400) con quello del 2010 (1600): quadruplicato.

La produttività è quadruplicata nei 55 anni dal 1900 al 1955, ma non ha portato alla disoccupazione tecnologica di massa, come pure la quadruplizzazione (se po' di'? boh!) dei successivi 55 anni. Ora possono spiegarmi, gli idioti di Industria 4.0, perché un'ulteriore sua quadruplicazione nei prossimi 55 anni dovrebbe, invece, produrre la disoccupazione tecnologica di massa?

Ah già, non c'è solo il fenomeno di un aumento della produttività, ma anche il fatto che il suo tasso di crescita non sarebbe costante, e starebbe invece aumentando. Ma, oops, se guardiamo il grafico logaritmico questa cosa non si vede affatto: la crescita della produttività segue, mogia mogia, un andamento lineare. Cosa questo significhi, per gli inesperti, lo potete trovare nel post di Illo. Io queste cose le insegno a scuola e non ho voglia di annoiarmi ripetendole sul mio blog. In breve: il tasso di crescita della produttività è sostanzialmente costante da almeno 110 anni, compresi gli ultimi 30, che poi sarebbero quelli della rivoluzzzione digggitale.

Ora, siccome gli spin doctors della comunicazzzione mainstream sanno (oppure, se non lo sanno, c'è chi pensa per loro) che questa bufala dell'aumento incontrollato a tasso crescente della produttività non potrà essere sostenuta a lungo, ecco che altri, sottobanco, stanno già lavorando alla bufala complementare: la crescita demografica. Ekkekazzo, se tutti consumassero come i "fortunati" abitanti del mondo sviluppato, ci vorrebbero 44 terre! Sono i neo malthusiani.

E allora vai con le trasmissioni sul mare di plastica, vai con le immagini dell'aria inquinata di Pechino, vai con l'effetto serra, vai con i documentari a velocità accelerata del traffico di containers... e infatti:


E' il Baltic Dry Index, il più noto indice sul traffico marittimo mondiale. Oggi, che c'è la ripreeeeesa mondiale, siamo a un terzo dei valori di 7 anni fa.

Ma poi, scusate, per quale maledetta ragione una quadruplicazione della produttività (ma anche di più, se volete) nei prossimi 55 anni dovrebbe avere, come esito inevitabile, una quadruplicazione (o più) sia della produzione che dell'inquinamento? Non si potrebbero quadruplicare, che so, i diritti dei lavoratori? Ma stanno forse aumentando i diritti, e i salari, dei lavoratori mentre la produttività aumenta? Non mi sembra. Certo, se guardiamo ai dati mondiali la produzione aumenta, e ovviamente anche l'inquinamento, ma la produzione di cosa? Per chi? Non è che, per caso, siamo davanti al fatto che si produce sì di più, ma per una frazione sempre minoritaria della popolazione mondiale, mentre alla maggioranza si devolvono salari sempre più bassi e gli si scarica addosso anche l'inquinamento?

La soluzione al problema? Ce lo dicono i grillini, queste cavallette del terzo millennio che propongono il reddito di cittadinanza. Il quale, ve lo dico fuori dai denti, altro non è che il reddito di sussistenza necessario ad assicurare la riproduzione dell'esercito di riserva dei consumatori, necessario per ora, ma non si sa per quanto, per sostenere le economie di scala che rendono conveniente la robotizzazione di Industria 4.0.

Vi chiederete se non stia impazzendo, se non stia diventando un complottista anch'io. No, non sono un complottista, ma solo una persona sufficientemente empatica da riuscire a cogliere il grido di dolore delle classi dominanti, che è sempre lo stesso dalla notte dei tempi:

Signora mia, non c'è più la servitù di una volta!

Come rimanere insensibili? Cosa credono i cafoni, che le nanotecnologie siano state sviluppate per il loro benessere? Pare (manca purtroppo la prova video) che Jaques Attali (uno dei padri nobili dell'euro - daje a ride) abbia affermato una volta: “Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?”. Non v'è certezza che l'abbia detto, ma che abbia affermato che:
  1. Il primo keynesiano è stato Mussolini, il secondo Hitler, Roosevelt solo il terzo
  2. Serve un nuovo ordine mondiale
  3. L'Africa non ha una crisi perché non ha un sistema finanziario
  4. O abbiamo un governo mondiale, o avremo una Somalia planetaria
  5. Il "mercato" non funziona senza lo Stato, perché senza lo Stato la proprietà privata non è difesa (quindi serve uno Stato mondiale? n.d.r.)
ebbene, di questo c'è la prova!


Era il 2009, e questa è la gente che ha creato e governa l'UE. E quindi, per uscirne, serve il reddito di cittadinanza proposto dalle cavallette del terzo millennio, quelle che ci dicono che il problema è la casta, la cricca, la corruzione. Ma io, l'avrete capito, sono solo un gombloddisda di Gasdro dei Volsgi. Quindi non datemi retta e votate per le cavallette del terzo millennio.

giovedì 16 novembre 2017

Il sovranismo è amor patrio, non un calesse (e CPI non è sovranista)

Ha suscitato un putiferio, nel mondo dei sovranisti, il post di Marco Mori "Alla fine il prossimo anno solo Casa Pound avrà un programma decente".

«Alla fine il prossimo anno solo Casa Pound avrà un programma decente. Un programma così con un partito di estrema destra purtroppo è l'ennesima vittoria del regime. Faranno un buon risultato nel 2018 e cresceranno in futuro ma non potranno vincere. Forse li voterò. Chiunque purché fuori da euro ed UE e la destra sociale merita certamente più rispetto di quella liberale rappresentata dall'accozzaglia Lega, FdI, FI.Ma ovviamente quello che serviva era un nuovo partito che mettesse al centro la Costituzione del 48 in cui tutti i no euro dovevano confluire. Invece si sono venduti quasi tutti ai partiti storici che mai nulla cambieranno...
La storia si sta ripetendo?»

Moreno Pasquinelli ha dedicato all'improvvida esternazione un post dal titolo "MARCO MORI", stigmatizzandone la presa di posizione ma, purtroppo, anche affermando: «Aver fallito la prova elettorale ci dice che un ciclo si è chiuso, che il "campo sovranista" chiuderà i battenti. Staremo a vedere cosa esso avrà davvero concimato.»

A Moreno ho risposto con un commento icastico: "Prendo atto che per Moreno Pasquinelli il sovranismo è un calesse."

Credo che, oltre alla frustrazione per le oggettive difficoltà della battaglia sovranista, sia nel caso di Mori che di Pasquinelli giochi una non chiara comprensione del significato del termine "sovranismo". Attenzione, non sto dicendo che Mori e Pasquinelli abbiano le idee confuse, più semplicemente affermo che non hanno ben focalizzato le implicazioni del dichiararsi sovranisti. Nel caso di Mori perché prende in considerazione l'ipotesi che CasaPound possa essere definita, sia pur lontanamente, una forza politica sovranista, in quello di Moreno perché, per la sua storia personale e per tutto quello che ha sostenuto negli ultimi dieci anni almeno, dire che "il sovranismo ha chiuso i battenti" equivale a dire "cari compagni vado in pensione", cosa alla quale non credo assolutamente. Di questa seconda questione, tuttavia, preferisco per il momento confrontarmi direttamente con Pasquinelli, per cui nel seguito di questo post esporrò le mie osservazioni critiche a Marco Mori. Il quale, se ha scritto quell'intervento su FB, evidentemente immagina che CasaPound possa essere in qualche modo degna di far parte del campo sovranista. Le cose non stanno così.

CasaPound è una formazione politica abusivamente sovranista


Per una forza politica far parte del campo sovranista implica superare il vaglio di 3+1 criteri di filtro:
  1. Porre al centro dell'azione politica la difesa dell'interesse nazionale.
  2. Far proprio, senza infingimenti di alcun genere, il principio democratico sostanziale e costituzionale dell'agibilità politica alla pari per tutte le forze politiche e sociali della nazione; anche quando si avesse, per assurdo, una maggioranza del 99%.
  3. Non essere imperialista. Attenzione, non ho detto "essere anti imperialista", ho detto "non essere imperialista", che è cosa leggermente diversa.
Quanto al criterio +1, esso è il seguente: non essere una forza politica controllata da poteri esterni alla nazione.

Ora esaminiamo, alla luce dei precedenti criteri di filtro, la linea di CasaPound. Escludiamo subito il criterio +1, importantissimo ma del quale non possiamo ancora decidere per mancanza di elementi di valutazione. D'altra parte, non è neanche intelligente alimentare una cultura del sospetto: un domani si potrebbe insinuare che anche la CLN è una formazione politica eterodiretta, magari perché si è svolto un convegno al quale è stato invitato un collaboratore di Melenchon, o di Putin. Dunque considererò CasaPound una formazione politica genuinamente espressione di una parte della società italiana, salvo diversa valutazione ove e quando emergessero indizi e/o prove ben più sostanziose della partecipazione a un convegno di Tizio o Caio. Mi limito, per l'occasione, a ricordare un mio profondo convincimento: se c'è in Italia un movimento eterodiretto, questo è il M5S. Perdonatemi, ma la vedo così.

Dobbiamo anche liberarci dal pregiudizio di pensare che CasaPound dichiari il falso, ovvero che persegua scopi nascosti e diversi, se non opposti, a quelli espliciti. Non perché tale sospetto non sia lecito, io per esempio ce l'ho, ma in politica dobbiamo stare alle enunciazioni formali. CasaPound dichiara di perseguire l'interesse nazionale, è vero o no? Credo che in merito non ci siano dubbi: CasaPound dichiara di perseguire l'interesse nazionale. Dunque CasaPound, almeno sul piano delle enunciazioni formali - quelle che voglio limitarmi ad esaminare - supera il primo criterio. E vai!

Passiamo al secondo criterio: CasaPound è democratica? Loro dicono di sì, ma..................... ........................ ............................. ........................... dicono anche di essere fascisti, sia pur limitatamente fino al fascismo del 1938. E questa è una contraddizione bella grossa, perché nel 1938 il fascismo aveva fatto strame, e da un bel po', della pur limitata democrazia liberale!

Il terzo criterio: non essere imperialisti. Ma nel 1938 esisteva già l'Impero d'Italia, voluto dal fascismo.

In conclusione, pur stando alle sole dichiarazioni ufficiali, CasaPound fallisce con assoluta certezza 2/3 dei criteri di base necessari e indispensabili per essere considerata una formazione politica sovranista; sul criterio +1 la situazione essendo, al momento, ancora indecidibile (mentre lo è, repetita iuvant, per il M5S)!

Caro Marco Mori, pensi ancora di poter mai votare per CasaPound anche se non ci fosse alle prossime elezioni nemmeno una, dicasi una, lista veramente e legittimamente sovranista? Non vorrei importunarti, ma una tua risposta mi farebbe veramente piacere. Te ne suggerisco una: è stato un momento di frustrazione. E mi starebbe bene perché anch'io, certe volte, sbrocco.

Le uniche e sole formazioni sovraniste che io conosco sono oggi il Fronte Sovranista Italiano e la CLN, di cui faccio parte. Tutto il resto è ancora in formazione oppure, vedi CasaPound, non ha nulla di nulla di nulla a che vedere con il sovranismo.

Così è deciso e stabilito, la seduta è tolta.

Leuropa è una dittatura (Marco Rizzo 23 ottobre 2011)