lunedì 14 novembre 2016

martedì 8 novembre 2016

NWO vs OWO

Preambolo


Avrei voluto scrivere un post dal titolo "I leaderini del terzo millennio", ovviamente restando in tema sovranismo in salsa italica, ma poi mi sono detto: "chi cabasiso me lo fa fare?". Con quel che succede al mondo, vale la pena occuparsi dei leaderini del terzo millennio, ognuno occupato dal compito di costruirsi il suo movimentino del cabasiso da portare in dote ai partiti esistenti quando questi, in base alle infallibili leggi del mercato, faranno la cosa giusta, cioè la scelta razionale di tornare alla difesa dell'interesse nazionale?

Nahhhhhhhhh!!!

New World Order versus Old World Order


Basta aver frequentato un liceo classico (nel mio caso il Norberto Turriziani di Frosinone, quando era ancora un Liceo Classico, e non un IIS... ça va sans dire) per sapere che, quando c'è un Impero, la vera guerra è una guerra civile. E una guerra civile, all'interno dell'Impero, non è solo uno scontro di interessi economici, né una mera rissa per stabilire quale clan lo dominerà, ma implica necessariamente un elemento ulteriore: un contrasto di visioni sul futuro dell'Impero. Altrimenti non sarebbe una guerra civile. 

Dunque, per capire le ragioni profonde di una guerra civile dentro l'Impero, è importante andare oltre le analisi economiche e politiche, di natura precipuamente materialistica, e sforzarsi di comprendere le ragioni ideali, di puro pensiero, che a queste sottostanno. Siamo cioè davanti al problema di come organizzare la vita sociale di un grande numero di esseri umani allorché esiste un Impero, e di definire il ruolo di quest'ultimo in funzione di ciò. Il mondo ha bisogno di un ordine, più o meno accettato o combattuto, e si tratta di concepire il ruolo dell'impero al fine di soddisfare questa necessità primaria. La fase attuale impone una risposta alla domanda se l'Impero possa continuare a espandersi, con ciò trasformandosi in una forma di dominio assoluto, oppure se debba limitarsi, stabilizzandosi in una condizione di primazia senza ambire a diventare il tutto.

L'obiettivo di addivenire al potere imperiale assoluto, per realizzarsi, non necessita solo di egemonia economica e predominio della forza, ma ha bisogno di un pensiero e di una visione del mondo che lo supportino. L'ideologia globalista svolge questa funzione, entrando inevitabilmente in conflitto con tutte, ripeto tutte, le altre visioni del mondo: che siano religiose, filosofiche, culturali, nazionali o locali, tutte, senza eccezioni, devono conformarsi ed essere funzionali all'idea dell'Impero assoluto. L'ideologia globalista è necessaria in quanto avrebbe il potere, se venisse interiorizzata, di attenuare le resistenze alla forza espansiva fondata sul predominio economico, e dunque tecnologico e militare, dell'Impero.

La scelta se proseguire nella direzione di un'ulteriore espansione dell'Impero, oppure se arrestarsi accettando un limite alle possibilità, è il tema di fondo, per quanto occultato dall'informazione di massa, vedi trasmissioni in stile Gazebo, del confronto elettorale tra la cordate che sostengono Hillary Clinton e Donald Trump. Un confronto che non si esaurirà domattina, quando sapremo il risultato dello spoglio elettorale, ma si svilupperà nei prossimi anni, forse decenni. La guerra civile, che si svolge al centro dell'Impero, si combatterà in tutto il mondo. 

La cordata che sostiene Hillary Clinton è quella che ha sposato la visione di un'ulteriore e definitiva espansione dei confini, il che implica la necessità di un conflitto con tutti i centri di potere non ancora sottomessi. Ognuno dei quali, occorre tenerlo a mente, si fonda su una narrazione ideologica la cui funzione è quella di legittimarlo, sia essa di natura nazionalistica, religiosa o quant'altro. Non siamo dunque in presenza di una battaglia tra il male (i globalisti) e il bene (tutti gli altri). Il potere, quale che sia la narrazione che lo legittima, resta una grande meretrice, cioè il riflesso, sul piano della società nel suo insieme, dell'animo umano, che è violento, egoista e meschino. La guerra, insomma, specialmente la guerra civile, non è mai uno scontro tra il bene e il male, bensì tra due mali. Il bene essendo l'equilibrio delle forze, il male l'illusione di qualcuno di poter prevalere. Ma la guerra, una volta che è scatenata, arriva alle sue estreme conseguenze. E' l'igiene del mondo, come è stato teorizzato con sintetica espressione.

Queste sono le riflessioni che mi inducono, mentre sono ancora in corso le operazioni di voto negli USA e mi appresto ad andare a letto nel mio quieto paesello, a coltivare la speranza che a prevalere sia Donald Trump, e che Hillary venga sconfitta. Non che abbia grandi speranze: la guerra civile continuerà, in ogni caso, fin quando la spesa militare di un solo paese sarà dieci volte più grande di quella di tutto il resto del mondo! Tuttavia, nella mia personale, egoistica e meschina visione del mondo, non posso non augurarmi che il tentativo dell'Impero di essere un potere assoluto trovi un freno al suo interno, nella consapevolezza che trecento milioni di americani non hanno la forza numerica, a dispetto del potere economico e della tecnologia, di schiacciare sette miliardi di esseri umani. 

Dunque tifo per Donald Trump, questo personaggio che sostiene, incredibile a dirsi, che le donne la smollano a chi ha soldi e potere. E me ne frego del politically correct.

Buona notte.

sabato 24 settembre 2016

Tutta la guerra si basa sull'inganno

Il referendum costituzionale vedrà scendere in campo, a sostegno delle ragioni del "NO", una strana e variegata alleanza: Forza Italia, la Lega, Sinistra Italiana, Possibile, i dalemiani, i grillini e altri e, al fianco di costoro, una galassia di gruppuscoli critici dell'euro e dell'Unione Europea. I primi avranno interesse a focalizzare la campagna referendaria sul tema "cacciare Renzi", i secondi tenteranno di porre l'attenzione sul tema dell'Italexit.

Da parte sua Renzi proseguirà nel tentativo ballista di proporsi come un capo di Stato capace di opporsi al predominio tedesco, in ciò aiutato (si accettano scommesse) da qualche mossa opportuna, nelle fasi finali della campagna, di Hollande (il macellaio col grembiulino rosa). Non sono da escludersi eventi luttuosi, già programmati, che saranno messi in atto da sicari di agenzie di intelligence straniere. Tutta la guerra si basa sull'inganno (Sūnzǐ).

Poiché la mobilitazione dal basso per la campagna referendaria a sostegno del "NO" sarà monopolizzata dagli attivisti locali della suddetta variegata alleanza, agli esponenti della galassia Italexit toccherà il difficile compito di inserirsi negli spazi di discussione e confronto che si apriranno. Dovremo agire come guastatori intervenendo in tutte le occasioni possibili per ricordare, argomentando in modo puntuale e ineccepibile, che la vera posta in gioco non è "cacciare Renzi", bensì aprire la strada per l'Italexit.

Occorrerà dunque evitare di rimanere coinvolti in oziose discussioni sulla forma del quesito referendario, oppure sugli spazi mediatici che, con assoluta certezza, saranno riservati in modo preponderante alla propaganda per il "SI", per focalizzare l'attenzione sul problema principale: l'uscita dall'Unione Europea e il recupero pieno della nostra sovranità nazionale.

giovedì 15 settembre 2016

Chicchirichì

Domani partirò per Chianciano per assistere, rigorosamente in incognito, al III Forum -No-Euro. Il che significa niente telecamera, niente interviste, ma solo un resoconto degli incontri personali che avrò con i tanti amici che mi sono fatto in questi anni. Oltre a un cortese saluto per gli altri.

Inutile girarci intorno, il clou dell'evento è l'armistizio tra Bagnai e i marxisti dell'Illinois, il resto essendo la solita passerella di personaggi che ripeteranno cose che gli astanti conoscono ormai fin troppo bene. Sabato mattina, dunque, mi piazzerò in fondo alla platea e mi gusterò la scena. Non dal punto di vista politico, ché di ciò non v'è nemmeno l'ombra - a meno di voler considerare tale l'infinita polemica teorica tra keynesiani e marxisti - bensì da quello psicologico. Ah la psiche! Cosa si agita veramente nel cuore degli esseri umani?

Assisterò agli interventi stando gomito a gomito con altri oscuri militanti, e chissà che tra di essi non ve ne saranno alcuni che, tra qualche anno, emergeranno come veri leaders, scelti perché veramente amati dal popolo e non perché hanno insistentemente e fastidiosamente preteso di esserlo. Nel far ciò, non disdegnerò di ammirare la silhouette delle signore. Sapete, le donne sono la mia salvezza: non ci fossero sarei un frocio perso, ma per fortuna ci sono. Chicchirichì.


sabato 30 luglio 2016

Quante galline hai?

Il signor A è un contadino di 87 anni che possiede alcune galline e qualche pecora. Coltiva l'orto con l'aiuto del figlio, un giovane uomo lievemente chiuso in sé stesso, e accudisce un'anziana sorella mite e sorridente. Il signor A è di intelligenza viva, parla un buon italiano seppur sbagliando qualche verbo, più per abitudine che per altro, e si capisce che ha vissuto tempi migliori. Da lui compro le uova fresche.

Entrambi siamo fuorilegge perché la vendita di uova non è consentita se l'attività non è dichiarata. "Quante galline hai?" si vide chiedere il signor A quella volta che, volendo produrre anche del formaggio, e desideroso di mettersi in regola, si rivolse agli uffici competenti. Non se ne fece nulla, per cui nessuno sa quante galline abbia il signor A. A me lo ha detto, ma non ve lo dico.

Abbiamo parlato delle regole che sovrintendono anche alle più minuziose attività economiche, rimanendo sorpreso nel constatare come il signor A sia ben consapevole che il loro vero scopo non è la tutela della salute pubblica, bensì quello di erigere ostacoli crescenti all'auto produzione, così da spianare la strada agli alimenti della filiera industriale. I quali sarebbero "più sicuri". A dispetto di ciò v'è il fatto, incontestabile, che al mio paesello, dove ognuno alleva galline e pecore all'insaputa degli organi competenti, si vive a lungo; inoltre tanto più a lungo e in buona salute quanto più si fa parte di quella cerchia sociale che, avendo poco o nessun reddito, di allevar galline, pecore e coltivare l'orto fa di necessità virtù. Io li chiamo "gli antenati", ed è sempre un piacere, per me, discorrere con loro. Lo dico senza timore di apparire snob, perché è oggettivo e verificabile che questi "antenati" abbiano un linguaggio molto più articolato ed evoluto dei giovini che si incontrano nei pub di città.

Gli antenati guidano trattori di loro proprietà, i giovini macchine sportive comprate a rate. Gli antenati si aggiustano i trattori da soli, i giovani per riparare le loro macchine fanno altre rate.

Ma la cosa più importante, e anche la ragione per cui ho scritto questo post interrompendo un lungo silenzio, è che quando ho detto al signor A che ESSI vogliono costringerci tutti al consumo esclusivo di alimenti della filiera industriale, lui mi ha risposto: "non ci riusciranno mai". I giovini, tutti i giovini coi quali mi è capitato di fare le medesime considerazioni, mi hanno sempre risposto allargando le braccia. Come a dire "sì, è inevitabile".

Mi farò delle galline - non dirò mai quante - e le lascerò scorrazzare nel prato.  Libere galline selvatiche, ovviamente, come me.

venerdì 15 luglio 2016

You Isis

Perdinci! Mi sono distratto un po' occupandomi degli affari miei e, quando mi riconnetto, scopro che O Califfo attacca l'occidente, alias la civiltà. Un camion a Nizza fa strage, un colpo di stato in Turchia, e ovviamente "più Europa" per difenderci.

Ma che palle! Adesso dovremmo rimetterci a fare contro informazione per spiegare ai milioni di citrulli che O Califfo è 'na strunzata! Agli stessi milioni di citrulli che credono che siamo in crisi perché siamo corrotti?

Mi dispiace, non ne ho voglia. Che i milioni di citrulli credano a quel che gli pare, io torno a farmi i fatti miei. E' come quando tento di spiegare ai miei giovani citrulli il concetto di linearità: fatica sprecata.

#sevedemoooo!!!