giovedì 23 febbraio 2017

Economia 4 piddummies


Si parlerà di euro, eccome se ne parlerà. Paradossalmente, parlare di euro servirà anche per eludere una questione ad esso sovraordinata, cioè l'Unione Europea. Poi, quando si parlerà di Unione Europea, sarà magari per eludere una questione ancora più sovraordinata, il liberismo. E poi, quando si parlerà di liberismo... vabbè, fermiamoci qua che è meglio.

Ma i piddini bisogna prenderli per mano, con dolcezza. Le maniere rudi, come sapete, hanno sì prodotto qualche effetto, ma poi tutto si è fermato. Io però ho la fortuna di avere un piddino in casa, sebbene in forma di pupazzo, e gli posso parlare quando voglio. Sì, lo so che è più intelligente del piddino medio, ma bisogna cominciare dai migliori. E' dunque per Piddu che inauguro una serie di articoli, talvolta con video correlati, con lo scopo di sub-divulgare alcuni concetti basilari ahimè assenti nelle loro menti. Voi dite che è inutile? Tentar non nuoce.

Oggi spiegherò a Piddu il concetto di tasso di cambio reale, o RER (Real Exchange Rate). Non sono un economista, ma sono un insegnante di scuole medie superiori, dunque spiegherò concetti semplici con parole adatte a menti semplici.

Il tasso di cambio nominale


Il tasso di cambio nominale è un numero che esprime quanto costa l'unità di conto di una moneta estera in termini di moneta nazionale, o viceversa. Ad esempio, quanti dollari costa un euro o, viceversa, quanti euro costa un dollaro. Supponiamo (oggi il valore è diverso) che per acquistare un euro servano 1,10 dollari. Possiamo scrivere:

euro/dollaro=1,10

Ciò significa che quando l'euro si apprezza (rivaluta) o viceversa il dollaro si deprezza (svaluta) si passa da 1,10 a un numero più grande. Questa convenzione, cioè misurare quanti dollari (moneta estera) costa un euro (moneta nazionale... si fa per dire ovviamente, perché la "nazione Europa" non esiste) è detta "certo per incerto". Si può ragionare in modo simmetrico, cioè misurare quanti euro (moneta nazionale... si fa per dire ovviamente, perché la "nazione Europa" non esiste) costa un dollaro (moneta estera). Questa convenzione è detta "incerto per incerto". 

In questo post adotterò la convenzione oggi più utilizzata, ovvero certo per incerto: quanti dollari servono per comprare un euro. Il che significa che quando k aumenta l'euro si rivaluta (e il dollaro si svaluta), viceversa se k diminuisce.

Poniamo dunque:

k=euro/dollaro (ovvero quanti dollari costa un euro)

Come forse sapete, oggi il cambio euro/dollaro è prossimo all'unità. Dunque se un operatore economico europeo deve decidere se acquistare un bene prodotto, a parità di altre condizioni (qualità, trasporto etc.), in America o in Europa, deve solo confrontare i prezzi relativi. Indichiamo tali due prezzi, rispettivamente, con Pa e Pe.

Se Pa/Pe>1 troverà conveniente comprare in Europa
Se Pa/Pe<1 troverà conveniente comprare in America
Se Pa=Pe la scelta sarà equivalente

Non sempre, però, il cambio euro/dollaro è prossimo all'unità. Quando ciò non è vero, allora esso incide nella decisione di acquisto. Per capire il concetto immaginiamo che, ad una certa data, i prezzi Pa e Pe siano uguali, e che il tasso di cambio k=euro/dollaro sia uguale a uno. In queste condizioni, comprare in America o in Europa è del tutto ininfluente.

Ora immaginiamo che, per una qualsiasi ragione, il valore di k=euro/dollaro aumenti. Ad esempio si abbia k=1,30. Servono dunque più dollari per comprare un euro. L'euro si è rivalutato (o il dollaro si è svalutato). La domanda è: dove troverà conveniente, l'operatore economico europeo, acquistare la sua merce? Ovviamente in America! E' immediato che la risposta sarebbe opposta se l'euro avesse svalutato (o il dollaro rivalutato).

Accade però che non solo il tasso di cambio k sia soggetto ad oscillazioni, ma anche il prezzo dei beni prodotti, che abbiamo indicato con Pa e Pe.

In conclusione, l'operatore economico europeo troverà conveniente comperare in America, cioè importare, quando k cresce (cioè l'euro rivaluta) e/o quando Pa/Pe decresce. Viceversa, troverà conveniente comprare in Europa quando k decresce (cioè l'euro svaluta) e/o Pa/Pe cresce.

Il prodotto k*(Pa/Pe) è detto tasso di cambio effettivo, o RER.

Come capisce perfino Piddu, le ragioni di convenienza nell'interscambio commerciale di beni identici, tra Europa e America, sono determinate (in questa semplificazione che ignora, volutamente, tante altre variabili) da due parametri: il tasso di cambio nominale k e il rapporto tra i prezzi. Cosa succede se il tasso di cambio nominale viene fissato una volta per sempre? Al limite, e per semplicità, possiamo immaginare che Europa e America decidano di darsi una moneta comune, l'eurodollaro, fissando il cambio k a uno.

Attenzione: nulla cambierebbe se il tasso di cambio venisse fissato a un valore diverso: in economia, come nella vita, l'evoluzione della realtà è sempre misurata rispetto a una data iniziale e ai rapporti in essere in quel momento.

Se k è fissato (per semplicità al valore k=1) allora l'unico e solo fattore di convenienza sarebbe il rapporto dei prezzi Pa/Pe. Ora immaginiamo che il rapporto Pa/Pe, alla data in cui viene fissato il cambio nominale, abbia un certo valore, diciamo Ho. Per semplicità di esposizione possiamo assumere che Ho=1, ma nulla cambierebbe se avesse un valore diverso. Il punto è che, quando Pa/Pe=Ho, esiste un determinato equilibrio negli scambi commerciali conseguenza di tale rapporto. Poiché il cambio nominale k è ormai fissato (c'è l'eurodollaro) la sola cosa che possa alterare questo equilibrio è un cambiamento dei prezzi relativi Pa/Pe=Ho.

E poiché il prezzo dei beni, pur dipendendo da molti fattori, è tuttavia fortemente influenzato dal costo del lavoro, ecco che ha ragione Stefano Fassina quando afferma: non potendo svalutare la moneta si svaluta il lavoro.


Mi credete se vi dico che questo ragggionamento l'ha capito pure Piddu? Peccato che, quando credevo di averlo conquistato alla causa (almeno quella dell'uscita dall'euro) cosa mi combina il pupazzo? Mi diventa grillino, per di più di scuola tamburranica, e comincia a sproloquiare di scomparsa del lavoro sostituito dalle macchine. Che è come dire che il costo del lavoro, cioè i salari, non sono più così importanti, perché i robot non sono salariati e dunque quel che conta è l'efficienza, la tecnologia, la qualità dell'offerta, insomma l'insieme delle virtù di un sistema paese.

E io sono tentato dall'idea di scendere in campo, scavare una buca e ficcarcelo dentro! Ma sono un prof, sia pure di scuola media superiore, e so che ci vuole tanta pazienza signora mia!

Il fatto è che per tenere bassi i prezzi aumentando l'innovazione è necessario che qualcuno investa in innovazione; questo pure Piddu lo capisce. E siccome i soldi ce li hanno i capitalisti, sono loro che dovrebbero tirarli fuori, una cosa sempre un po' rischiosa signora mia. Ma se ci fosse un'altra soluzione? Ad esempio farli tirar fuori dai lavoratori? Non è forse vero che conviene, forse e a pensar male, comprimere i salari piuttosto che rischiar soldi? Detto fatto: da 40 anni ci ci spiegano che per far ripartire l'economia serve contenere i salari, e il primo a dircelo è stato Luciano Lama.

La “svolta dell’EUR”


Luciano Lama - segretario della CGIL
La politica di austerità, promossa da Andreotti a partire dalla seconda parte del 1976, poggiava sull’accordo con il PCI che, ansioso di entrare nell’area di governo, accettava di esercitare pressioni sul maggiore dei sindacati, la CGIL, affinché non si opponesse. Per Cossiga, la condizione per far entrare il Pci nell’area di governo era data “dalla capacità o meno di far accettare alla classe operaia i sacrifici necessari per uscire dalla crisi economica” (da la Repubblica). Ancora su la Repubblica, il 24 gennaio 1978, comparve un’intervista a Lama, divenuta celebre, intitolata “Lavoratori stringete la cinghia”, nella quale dichiarava: “Ebbene, se vogliamo esser coerenti con l’obiettivo di far diminuire la disoccupazione, è chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati deve passare in seconda linea”.

Ora la prima conseguenza della compressione salariale è la diminuzione dell'inflazione: quando la gente ha pochi soldi in tasca ha una sola alternativa: l'eremitaggio, oppure scambiare i pochi beni che possiede (in primis la propria forza lavoro) a prezzi decrescenti. Alla Faccia del Tamburrano! Ricordo che me lo disse Sergio Cesaratto un giorno di molti anni fa che tornavamo da Pescara: alla mia domanda su cosa causasse l'inflazione, mi rispose icasticamente "la conflittualità sociale". E nella mia mente sentii un rumore: click.

Afferro per il collo il mio pupazzo preferito, stringo dolcemente le dita, lo guardo negli occhi e gli chiedo: cosa faresti Pidduzzo bello, per contenere le richieste salariali?

Il pupazzo si dibatte, tenta di liberarsi, paonazzo e con voce roca alla fine confessa: "mi compro i sindacati".

Solo i sindacati? incalzo io. E lui "anche i partiti di sinistra". E poi? "i giornali, le televisioni, gli intellettuali, gli artisti del mondo dello spettacolo".

E i phroci no? E tutti i devianti che pullulano in ogni corpo sociale, quelli no? "Pure quelli". 

Già, vincere cambia tutto. C'è sempre tempo, dopo, per sistemare gli alleati di un giorno.

Abbiamo avuto, Piddu e io, una serena discussione. Niente paura, andiamo a scolarci una bottiglia.


Addendum: dopo appassionati brindisi alla nostra amicizia Piddu, nel tentativo di recuperare, mi propone questo video:


Questa notte Piddu dorme così:

mercoledì 22 febbraio 2017

Dalle transition towns all'ipertecnologia

Dario Tamburrano - europarlamentare M5S
Ho conosciuto soggetti che voi esseri non potete immaginare. Ho visto un dentista parlare di democrazia diretta, per poi finire al parlamento europeo; e in pochi anni passare dal movimento delle transition towns (sapete, quel movimento per cui ci si doveva preparare alla crisi causata dal riscaldamento globale e dal picco del petrolio) ai deliri ipertecnologici. Il suo nome è Dario Tamburrano, eletto del M5S a Strasburgo.

Oggi Tamburrano sostiene che I ROBOT CAMBIERANNO IL MONDO. DOBBIAMO ESSERE PRONTI. Detto da lui ci possiamo credere. Gli ho già dedicato un post, dopo che aveva tirato fuori un vecchio video del febbraio 2008 (eravamo al Linux club di Roma). Pensavo di potermelo dimenticare per altri nove anni almeno ma, ahimè, devo ricredermi, perché l'intervista che Dario Tamburrano ha concesso ad affaritaliani.it è un'occasione troppo succulenta, da leccarsi i diti dopo aver pulito il piatto coi pollicioni.

Analizziamo l'articolo, che comincia così:

"Il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione europea di avanzare una proposta per normare dal punto di vista economico ed etico il mondo dei robot e dell'intelligenza artificiale. Per alcuni si tratta di una 'eurofollia', per altri di una necessità se non si vuole chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati."

Dunque per alcuni si tratta di una eurofollia (del tipo "curvatura delle zucchine") per altri di una necessità "se non si vuole chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati". Il demodiretto transition boy europarlamentare ex dentista come la penserà? Vediamo.

"Poniamo che un'auto a guida assistita, come quelle che già oggi circolano sulle nostre strade, per un errore di calcolo o dei sensori investa un passante uccidendolo. Di chi é la colpa? Non del guidatore, che di fatto non ha il pieno controllo dell'auto. Forse del costruttore, se l'incidente é dovuto ad un difetto di produzione. Ma spingiamoci oltre. In un futuro prossimo le auto si guideranno completamente da sole e impareranno dall'esperienza. Potranno essere considerate dei soggetti giuridici?"

Il demodiretto transition boy europarlamentare ex dentista non ha dubbi: "in un futuro prossimo", talmente prossimo che è bene che il parlamento europeo se ne occupi. Badate bene: non la teoria giuridica, ma il parlamento europeo! Fate presto! Il futuro è adesso: tra pochi anni (cinque? dieci?) le strade saranno piene di automobili che si guideranno da sole.

"Ad oggi possiamo dire ad una macchina di comportarsi in un certo modo in una data situazione. In futuro sarà la macchina a decidere come comportarsi basandosi sui dati che provengono dai sensori, dai protocolli che il costruttore impone e dall'esperienza pregressa"

E se lo dice un transition boy ci possiamo credere.

"... si tratta di un futuro che ci piomberà addosso in pochi anni e se non ci attrezzeremo dal punto legislativo saranno guai. Potremmo avere un settore completamente deregolato, un Far West dove ad andarci di mezzo saranno i cittadini. Oppure le norme attuali potrebbero soffocare questa rivoluzione sul nascere"

La frase rivelatrice è "le norme attuali potrebbero soffocare questa rivoluzione sul nascere". Che parolone, rivoluzione. Ora, io che sono un bifolkenstein ciociaro (con laurea in ingegneria nucleare, un errore di gioventù) non ci vedo chiaro. Ma non è che qui non si tratta di una rivoluzione, bensì di un lucroso affare da promuovere forzando l'immaginario collettivo al fine di rendere appetibile, in breve tempo, il business delle automobili a guida automatica? Che saranno, serve dirlo? elettriche, magari con bei panelloni solari sul cofano e tanto tanto ecologiche signora mia.

L'intervistatore lancia la palla: "Nel testo approvato dal Parlamento si parla di economia ed etica. Che tipi di considerazioni bisogna fare?". Sappiamo così che il parlamento europeo (che non conta una fava) si occupa di "economia ed etica". Risponde il pensoso transition boy: "Torniamo all'esempio dell'auto senza pilota. Se il veicolo, mettiamo a causa del fondo stradale ghiacciato, si trovasse nella situazione di dover scegliere se investire un bambino o una coppia di anziani, che cosa é giusto che faccia? E se l'alternativa tra cui scegliere fosse investire una scolaresca o causare la morte del conducente andando a sbattere contro un muro?"

Un dubbio atroce, invero. Poniamo che io un giorno, alla guida di un'automobile tradizionale su fondo ghiacciato, mi trovi nella situazione di scegliere se investire una capra o il transition boy, cosa è giusto che faccia? Vabbè, in questo caso la risposta è facile: la capra non può permettersi un avvocato.

L'intervistatore chiede: "E' giusto che sia l'Unione europea a decidere queste cose?"

"Assolutamente sì, ad oggi é l'essere umano che decide. In futuro non potremo lasciare al caso o all'industria questo compito. Deve essere il legislatore a stabilire la cornice generale. Guardiamo quello che é successo con internet. E' esploso nelle nostre vite senza che il legislatore avesse il tempo di normare il settore e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze, ad esempio con la gestione dei nostri dati".

Una risposta giusta (Deve essere il legislatore a stabilire la cornice generale) che parte da una premessa che è fondamentale sottolineare: "E' giusto che sia l'Unione europea a decidere queste cose?  Assolutamente sì". Dunque la fonte del diritto, su una questione così (ipoteticamente) importante è, per il demodiretto transition boy, l'Unione Europea. Sapevatelo!

"Abbiamo parlato delle auto, ma quali altri settori della nostra vita cambieranno?
Tutti quanti. Le case verranno costruite da robot. Quando telefoneremo per l'assistenza di un prodotto non ci risponderà una persona in un call center, ma un software che dialogherà con noi senza che neppure ce ne accorgeremo. In ospedale a fare le diagnosi saranno dei supercomputer, come Watson dell'Ibm, che avranno in memoria milioni di cartelle cliniche e sulla base delle analisi ci daranno la cura più idonea. Anche gli psicologhi saranno rimpiazzati da robot e software. Certamente la sostituzione avverrà prima per i lavori manuali, ma poi anche i colletti bianchi saranno soppiantati dalle macchine".

Già, "Le case verranno costruite da robot", e figuriamoci le protesi dentarie! Cosa farà il povero demodiretto  transition boy quando dovrà tornare a fare il dentista, visto che dopo due legislature si torna a casa? Sarà per questo che si preoccupa tanto? Volete scommettere che il giorno che tornerà a fare il dentista si convincerà che no, non c'è robot che tenga il confronto con la mano di un dentista umano, e magari che il vero problema non sono le macchine e i software, ma i dentisti bulgari che fanno il suo stesso lavoro a un decimo della sua parcella? Io questa scommessa sono pronto a farla con lo stesso Dario Tamburrano, di pirsona pirsonalmente. E ci metto sopra un centone. Di nuove lire, ovviamente.

"E' inevitabile che la tecnologia distrugga posti di lavoro. Pensiamo al casellante in autostrada diventato obsoleto con l'avvento del Telepass o l'agenzia di viaggi e il giornalaio".

E qui si vede la differenza tra un bifolkenstein ciociaro laureato in ingegneria nucleare (errore di gioventù) e un dentista : il povero demodiretto transition boy Tamburrano deve essere così sconvolto dall'incredibile, straordinaria, impensabile, maravigliosa, magica... ma in realtà banale e pedissequa applicazione di un segnale radio codificato che consente il dialogo tra un dispositivo portatile e un'infrastruttura di rete, da estrapolare da ciò un futuro di straordinarie meraviglie da paese dei balocchi, che stravolgerà il mondo così come lo conosciamo. Salvo ricredersi il giorno in cui, terminata la sua avventura politica, scoprirà che a fargli concorrenza non saranno i robot, ma i dentisti bulgari.

"Secondo il World Economic Forum spariranno sette milioni di posti di lavoro entro il 2020, considerando i 15 Paesi più sviluppati, e ne verranno creati solo due milioni. E in futuro sarà ancora peggio perché saranno le stesse macchine che scriveranno software per altre macchine o costruiranno altri robot. Il lavoro umano diventerà sempre meno necessario. E qui si aprono altre due questioni. Primo, come fornire sostentamento ai non lavoratori. Secondo, accettare un nuovo modello culturale che non abbia al centro il lavoro".

Che dire? Troppi romanzi di fantascienza durante l'adolescenza brufolosa? Sì.

Il gran finale è quando l'intervistatore chiede "serve un reddito di cittadinanza?".

"La diffusione della robotica e dell'intelligenza artificiale da un lato creerà grandi ricchezze e ridurrà la necessità di lavorare, dall'altro accentrerà ancora più di quanto non avvenga ora la ricchezza. Moltissime persone non lavoreranno e dovremo pensare a come sostentarle. Ma dobbiamo anche pensare a come useremo il nostro tempo".

Qui siamo al delirio. Analizziamo la risposta per punti. La diffusione della robotica e dell'intelligenza artificiale (prendiamo per buona la premessa) sarà tale che:
  1. da un lato creerà grandi ricchezze e ridurrà la necessità di lavorare
  2. dall'altro accentrerà ancora più di quanto non avvenga ora la ricchezza
  3. Moltissime persone non lavoreranno e dovremo pensare a come sostentarle
  4. Ma dobbiamo anche pensare a come useremo il nostro tempo
Dunque avremo grandi ricchezze, immagino voglia dire una grande quantità di beni da consumare, ma il processo "accentrerà ancora più di quanto non avvenga ora la ricchezza". Immagino voglia dire che gran parte di queste merci saranno consumate da una minoranza privilegiata. Ergo, "Moltissime persone non lavoreranno e dovremo pensare a come sostentarle", e quindi "dobbiamo anche pensare a come useremo il nostro tempo". 

La soluzione? Ma è ovvio, come ho fatto a non pensarci prima! La democrazia diretta per decidere sul nulla a livello locale, quello delle transition towns dove ognuno si coltiva il suo orticello lavorando di zappa e vanga. E un bel reddito di cittadinanza perché  "Moltissime persone non lavoreranno e dovremo pensare a come sostentarle". 

L'intervistatore incalza: "Saremo tutti in perenne vacanza?". "La nostra vita si basa in gran parte sul lavoro. Quando conosciamo qualcuno gli chiediamo che lavoro fa. Sulla nostra carta di identità é segnata l'occupazione. La Repubblica, recita la Costituzione, é fondata sul lavoro. Senza la necessita di lavorare cosa faremo nelle nostre vite? Sembra una domanda semplice, ma studi hanno dimostrato che l'essere umano con una formazione occidentale-calvinista avrà dei seri problemi ad adattarsi in un mondo senza lavoro".

Qui la frase rivelatrice è "Quando conosciamo qualcuno gli chiediamo che lavoro fa". Cioè, mi perdoni il demodiretto transition boy ex dentista, quale è il tuo ruolo nel mondo? E cosa volete che risponda uno con il reddito di cittadinanza che coltiva l'orticello in terrazzo, ammesso che lo abbia?

Non conto un cazzo!

"Riusciremo ad adattarci dal punto di vista emotivo ad avere al nostro fianco dei robot?"

"Lo abbiamo fatto con il cellulare, lo faremo anche con i robot. Ma questo ha delle implicazioni enormi. Pensiamo ad un bambino che oggi si affeziona ad un peluche. Immaginiamo che in futuro il giocattolo gli parli ed interagisca con lui. Si creeranno dei rapporti affettivi importanti".

Ecchila qua una professione per il futuro: lo psicoterapeuta per la cura dei cybertraumi! Dario, visto che ci conosciamo dai bei tempi, posso salutarti come si usava allora? Ma vaffanculo!

martedì 21 febbraio 2017

Gli scissionisti

Non so perché, ma quando ho cominciato a sentir parlare degli "scissionisti" la memoria mi ha scodellato questo ricordo. Una strana associazione di idee, invero!


Non ho altro da aggiungere, un'immagine vale mille parole.

sabato 18 febbraio 2017

Il mito della disoccupazione tecnologica

Mi arriva in email il messaggio "Dario Tamburrano tagged you in a post". Dario Tamburrano è un parlamentare europeo del m5s che intervistai nel 2008 (se seguite il link alla pagina FB di Tamburrano - data di pubblicazione 18/02/2017 - troverete l'intervista).
All'epoca ero grillino, più per indole ribelle che per vera condivisione, tanto è vero che mi intruppai nel più contestatore dei meetup, il 285. Ma neanche con loro mi trovai bene (simpatia a parte) per cui già nel 2009 ero andato in cerca di spiegazioni più realistiche e consistenti della crisi in cui eravamo precipitati. Oggi, e da anni, sono un sovranista. Attenzione: se pensate che "sovranista" significhi quello che vi raccontano i media in servizio permanente effettivo del capitale finanziario, siete fuori strada. Sovranista significa questo.

Ma non è di quell'intervista che voglio parlarvi. Preso dalla nostalgia e dalla curiosità sono andato a spulciare tra le cose che pubblica Dario Tamburrano, e ho trovato questo video di un suo intervento al parlamento europeo sul tema "Robotica, lavoro, welfare e reddito". Ho avuto così l'ennesima conferma di aver fatto bene a sgrillizzarmi, già nel corso del 2008. In buona sostanza Tamburrano sostiene che il progresso tecnologico eliminerà una grande quantità di posti di lavoro, solo in parte sostituiti da nuove occupazioni, e dunque per questa ragione è necessario introdurre un reddito di base generale. Tamburrano, a sostegno della sua tesi, cita il report Delvaux (recommendations to the Commission on Civil Law Rules on Robotics).

 Non ho potuto fare a meno di correre, con la mente, alla balla simmetrica propinataci per anni dalla sinistra al salmone e caviale (los piddinos), secondo cui la società della conoscenza avrebbe prodotto molti più posti di lavoro di quelli che sarebbero spariti. Prima ci hanno raccontato che la globalizzazione (figlia, a loro dire, dello sviluppo tecnologico) avrebbe portato benessere per tutti (lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più). Ora, davanti all'evidente fallimento di quella tesi farlocca, arriva l'antitesi altrettanto farlocca: la tecnologia distrugge posti di lavoro, quindi facciamo il reddito di base generale.

Non una parola sul fatto che la tecnologia non è un fatto neutrale: essa può essere usata per aumentare l'inclusione e la democrazia sostanziale, o al contrario l'ingiustizia e la disuguaglianza. Tutto dipende da chi la usa, cioè in quali mani si trova l'arma dell'innovazione tecnologica. Perché di un'arma si tratta. Tamburrano sostiene, nel suo intervento, che in mancanza di un reddito di base generale si corre il rischio, udite udite, di un declino della raccolta fiscale come conseguenza del crollo dei redditi da lavoro. Questo è vero, ma affermare che la soluzione sia un reddito di base generale significa che:
  • i consumi collettivi (welfare) sono destinati ad essere finanziati dalla generosità dei ricchi
  • ai poveri resterebbe un reddito individuale di base, sufficiente alla sola sussistenza
Ovvero che la democrazia sostanziale sarebbe "terminata". Chi percepisse un reddito di base, senza essere incluso nel processo di produzione della ricchezza collettiva, finirebbe con l'essere un cittadino di seconda classe, del tutto privo di potere politico e dipendente dalla benevolenza di chi sta sopra di lui. Uno scenario che Dario Tamburrano non sembra prendere in considerazione. E dire che di iniziative e proposte per contrastare la pretesa perdita di posti di lavoro a causa del progresso tecnologico non v'è certo scarsità! Un esempio tra i moltissimi: il ciclo dei rifiuti.

Non è forse vero che la gestione dei rifiuti è un settore interessato da una miriade di comportamenti criminali e pericolosissimi per la salute pubblica? E non è forse vero che essa è, in gran parte, in mani private attraverso lo strumento delle gare di appalto? Ebbene, perché Dario Tamburrano non si fa alfiere di una proposta di nazionalizzazione del ciclo dei rifiuti, in modo che sia completamente pubblico, in capo alla fiscalità generale, e gratuito per tutti, singoli cittadini e imprese? Cosa ne pensi, Dario? Non sarebbe un'idea perfettamente in linea con la vocazione ambientalista del M5S, per di più capace di produrre effetti benefici a cascata, dalla drastica riduzione dei reati ambientali fino alla creazione di un gran numero di posti di lavoro statali? O pensi che lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e della robotica, strumenti ovviamente in mano ai privati a causa del progressivo indebolimento dei programmi di ricerca finanziati dagli Stati, siano una soluzione migliore per la gestione del ciclo dei rifiuti?

Per tornare alla vexata quaestio della tecnologia che distruggerebbe posti di lavoro, vorrei suggerire, a quanti si lasciano abbagliare dalle meraviglie dei giocattoli tecnologici moderni, che forse dovrebbero approfondire. Tanto per cominciare l'evidenza dei fatti storici smentisce clamorosamente i timori che sempre la comparsa di una nuova tecnologia provoca: "il primo vero battello a vapore che applicò l'apparato motore inventato da James Watt fu fatto navigare da Robert Fulton lungo il fiume Hudson nel 1807. Si chiamava Clermont, aveva una potenza di 18 cavalli e fu demolito quasi subito dai barcaioli del fiume per paura di restare senza lavoro". Inoltre, temo che molti di coloro che strepitano per i pericoli dell'innovazione tecnologica non sappiano che, in termini di conoscenze scientifiche di base, siamo fermi da diversi decenni. Tutta l'innovazione tecnologica degli ultimi 80 anni, con la sola eccezione della genetica per la quale si può risalire a qualche decennio dopo, è figlia delle equazioni di Maxwell e, in piccola parte, della meccanica quantistica. Non credo di sbagliare affermando che il teorema di Godel ha posto fine a un'epoca di grandi scoperte scientifiche, e che per molto tempo ancora la cosiddetta innovazione altro non sarà che una mera applicazione di conoscenze di base ormai acquisite, oltre le quali non si intravede nulla di veramente nuovo. Dal punto di vista della ricerca scientifica di base, insomma, siamo alle colonne d'ercole della modernità. E, sempre per il teorema di Godel, mi sento di rassicurare l'amico Tamburrano che tanto è preoccupato dagli sviluppi dell'intelligenza artificiale: questa, semplicemente, non esiste! Si chiamano, al più, "sistemi esperti". E cosa sono i "sistemi esperti"? Null'altro che la solita vecchia fuffa, per cui chi più sa più ha potere!

In definitiva, l'innovazione tecnologica è sempre stata, è, e presumibilmente sempre sarà, uno strumento di potere, il cui uso dipende dalle mani che lo detengono. La soluzione indicata da Dario Tamburrano per gestirne le ricadute - il reddito di base generale - si iscrive in una logica da riserva indiana. Coloro che, come lui, lo propongono nelle sue diverse declinazioni, non sono poi tanto diversi dagli emissari del governo americano che cercavano di convincere i nativi a trasferirsi nelle riserve. Capisci, caro Dario Tamburrano, perché già nel 2008 mi sono allontanato dal MoV?

Il mio avo è Cavallo Pazzo.


Sai, Dario, proprio non mi riesce di dimenticare che la vera posta in gioco della lotta politica è il potere. Ed è per questo che, dopo aver sperato per qualche anno che il MoV si ponesse realmente il problema di chi lo detiene e per quali fini, vi ho voltato le spalle. Ironia della sorte, in seguito mi sono trovato a polemizzare con molti che, dopo avervi avversato, o quanto meno guardato con sospetto, si erano "innamorati" di voi. Se c'è un errore che sono certo di aver fatto, nella mia azione politica, questo è stato l'avervi aiutato negli anni in cui nessuno vi conosceva. Non mi resta che cercare di porvi rimedio, combattendovi con tutte le forze che mi rimangono. La mia segreta speranza è che tu, e con te i tanti amici del 285 che ho conosciuto, siate inconsapevoli del drammatico errore che state commettendo. Oggi vi considero il docile strumento nelle mani di istanze sovranazionali nemiche dei popoli e della democrazia sostanziale. Ad maiora.

venerdì 17 febbraio 2017

Il Ceta

In questo periodo non ho molta voglia di scrivere, ma sono sempre molto indignato per quello che accade alla nostra Patria, ragion per cui mi sfogo in video. D'altra parte, rispetto ad anni fa, oggi sono in molti a scrivere, anche più documentati di me. E allora piazzo la telecamera e parlo. Il tema di oggi è il CETA.

mercoledì 15 febbraio 2017

Il narciliberismo

Ho sentito la parola "narciliberismo" per la prima volta in questo video di Mauro Scardovelli, e ho deciso di adottarla. I narciliberisti sono quelle vittime della narrazione dominante che hanno introiettato la visione di se stessi come soggetti consumatori di merci e di diritti cosmetici, dimenticando di poter essere lavoratori e cittadini, cioè membri di una comunità che pretenda da noi doveri offrendo in cambio diritti sociali e sicurezza. L'esito di tutto ciò è stata la cancellazione della solidarietà umana. Mauro Scardovelli è un grande media cong.


La comprensione delle parole di Scardovelli è più efficace per coloro che intendono i numerosi riferimenti, che egli cita, di nemici dell'umanità. Di seguito un breve elenco di link che può aiutare.
A questo elenco mi permetto di aggiungere:

Elezioni: a la guerre comme a la guerre

Anni fa, parlando con un amico rifondarolo, gli dissi che di lì a qualche anno si sarebbe parlato solo di Europa. Mi rispose, paternalisticamente, che l'Europa era lontana e che altri erano i problemi.

Dunque si vota, sembra a settembre, e il tema di questa campagna elettorale sarà (rullo di tamburi):

L'EUROPA!

Il famoso movimentodalbasso non c'è. Avrebbe potuto/dovuto esserci ma non c'è. Punto. Per ora è così, un giorno si vedrà. Restano tre partiti che hanno espresso critiche all'euro: il M5S, la Lega di Salvini e Fratelli d'Italia. Gli ultimi due sono partiti di destra, il M5S è un non partito con un non statuto che non ha mai celebrato un congresso. Cosa sia il M5S lo ha descritto in modo inequivocabile e definitivo Marco Zanni in questo articolo.

[...dopo la svolta moderata voluta dai vertici del Movimento 5 Stelle nel giugno 2016, le posizioni dei pentastellati e del PD sul futuro dell’Unione Europea sembrano molto simili a quelle del Partito Democratico di Renzi: critici sull’attuale impostazione della governance europea, ma vogliosi e pronti per ridiscuterla e cambiarla da dentro. In questo senso vanno anche lette le dichiarazioni di Di Maio, candidato premier in pectore, che si è detto disponibile a discutere di “una nuova moneta unica con nuove regole”. Quindi a mantenere l’euro ma a ridiscuterne la governance. Esattamente la stessa posizione di Renzi e del PD, che criticano questa Europa e vogliono cambiarla da dentro. Il terzo indizio è la recente convergenza dei partiti mainstream su un punto che il Movimento 5 Stelle ha messo al centro del suo programma politico e della sua azione parlamentare, sia a Roma sia in Europa: il reddito di cittadinanza (così impropriamente chiamato perché non è universale e incondizionato). Infatti sia il PD (e Renzi), sia Berlusconi e Forza Italia hanno iniziato a parlare e puntare forte su politiche simili al reddito di cittadinanza di Grillo.]

Spiace dirlo, ma per i sovranisti resta solo la scelta tra Salvini e Meloni, entrambi di destra. Improbabile che, in così breve tempo, possa proporsi una forza sovranista e costituzionale di sinistra. Ma, se la posta in gioco è un referendum sull'Unione Europea, ciò significa che il risultato elettorale verrà letto in quest'ottica, e dunque non ci si può astenere. Questo passa il convento.

Che fare? La mia ricetta per gli schizzinosi è: votare, nel segreto dell'urna, per uno di questi due partiti di destra, incrementando al contempo l'azione divulgativa con tutti i mezzi a disposizione, dai social media al volantinaggio. A la guerre comme a la guerre!